
ESSYLA sarà all’Eurovision 2026 come se ci fosse sempre stata destinata.
Quando RTBF ha annunciato il suo nome in diretta, il 19 febbraio, molti hanno avuto la sensazione che il Belgio avesse finalmente trovato un’artista capace di unire tecnica, identità e una visione davvero contemporanea. “Dancing on the Ice”, il brano con cui volerà a Vienna, è un pezzo pop elegante e luminoso, ma sotto la superficie nasconde un messaggio molto più profondo.
La fragilità del mondo in cui viviamo, la paura di cadere, la voglia di continuare a muoversi comunque.
ESSYLA lo racconta con una naturalezza che arriva dritta, senza filtri, trasformando il ghiaccio in una metafora generazionale.
Dietro ESSYLA c’è Alice Van Eesbeeck, nata nel 1997 a Perwez, cresciuta tra la Vallonia della madre e le Fiandre del padre.
Questa doppia appartenenza l’ha segnata fin da piccola, mettendola al c’entra tra due lingue, due culture, due modi diversi di vivere la musica.
Il suo nome d’arte nasce proprio da un gioco di specchi, “Alice” scritto al contrario, come se per trovare la sua voce avesse dovuto capovolgere il punto di vista.
Da adolescente suonava in una band improvvisata nel garage di famiglia, mentre in casa ascoltava la chanson francese e fuori scopriva jazz, funk, rock e soul americani.
Un meltin-pop che non l’ha mai abbandonata.
La sua formazione passa dall’IMEP di Namur, dove ha costruito una tecnica vocale solida e una sensibilità musicale ampia.
Il grande pubblico la incontra nel 2020, quando partecipa alla nona stagione di The Voice Belgique; tutti e quattro i coach si voltano alle blind, lei sceglie Typh Barrow e arriva fino alla finale, chiudendo seconda dietro Jérémie Makiese, che due anni dopo sarebbe salito sul palco dell’Eurovision.
L’anno prima era stata contattata anche da The Voice France, ma aveva preferito restare in Belgio, una scelta che col senno di poi sembra aver tracciato la strada giusta.
Dopo il talent, ESSYLA non si è lanciata subito come protagonista.
Ha fatto la corista per artisti affermati, tra cui la stessa Typh Barrow e il rapper Ben’do, imparando il mestiere da dietro le quinte.
Nel frattempo ha continuato a scrivere, pubblicare singoli, costruire un’identità. Nel 2019 aveva già assaggiato l’universo eurovisivo partecipando all’Eurovision Choir con il coro Almakalia, e nel 2024 era stata addirittura membro della giuria belga del concorso.
Insomma, l’Eurovision non è un incidente di percorso, è un filo che attraversa tutta la sua storia.
Il debutto discografico vero e proprio arriva nel 2023 con “Let You Go”, seguito dall’EP “I’ll Be Okay”, un lavoro che mette al centro l’emancipazione femminile, l’autostima, le inquietudini delle giovani donne.
Brani come “Not My Kind of Dude”, “Your Letters”, “Tip Toe” e “Alone Tonight” consolidano un’estetica pop contemporanea con sfumature R&B e un gusto per le armonie vocali che diventerà una delle sue firme.
Nel 2025 pubblica un secondo EP, mentre cresce anche la sua presenza online, soprattutto tra il pubblico più giovane.
“Dancing on the Ice” nasce durante un writing camp organizzato dalla SABAM, dove ESSYLA lavora fianco a fianco con Nicolas d’Avell, Emil Stengele e Barbara Petitjean (Benni).
Il risultato è un brano electro-pop moderno, con un tocco orientale inatteso e una produzione curatissima.
I cori li canta tutti lei, sovrapponendo la propria voce come fosse uno strumento.
Il testo gioca su due livelli, tra la danza come piacere fisico e la danza come atto di resistenza.
Il ghiaccio è instabile, si può spezzare, ma si continua a muoversi.
È un messaggio che parla di resilienza, ma anche di libertà, di coraggio, di quella determinazione un po’ ostinata che appartiene alla sua generazione.
Il video musicale è un ritorno simbolico alle origini.
Le coreografie raccontano oppressione, fatica, liberazione, mentre la regia di James Barbosa e le scelte visive puntano su un’estetica sensuale e dinamica. ESSYLA mette in scena un percorso.
La sua selezione ha anche un valore simbolico per il Belgio che, dopo quattro rappresentanti maschili consecutivi, torna una donna a portare la bandiera del paese. E lo fa in un anno particolare, quello dei settant’anni dalla prima partecipazione belga e dei quarant’anni dalla vittoria di Sandra Kim.
Non stupisce che ESSYLA abbia reagito con un misto di incredulità e felicità: “È un sogno che inseguo da quando ero bambina”, ha detto.
E in effetti c’è un’immagine che la racconta bene: una ragazzina che, durante una festa di compleanno, ignora i giochi per restare davanti alla TV a guardare l’Eurovision Junior del 2005.
Ora quella bambina è cresciuta, ha studiato, ha cantato nei cori, ha fatto gavetta, ha scritto, ha sbagliato, ha ricominciato.
E il 12 maggio, nella prima semifinale di Vienna, salirà su un palco che ha immaginato per tutta la vita. Il ghiaccio sotto i piedi forse scricchiolerà, ma ESSYLA ha già deciso che continuerà a ballare.
E il Belgio con lei.
