
DARA arriva all’Eurovision 2026 libera da etichette che la inquadrano, non perché ne sia scevra, ma perché ne avrebbe troppe.
È popstar, performer, autrice, coach televisiva, trasformista, e soprattutto un’artista che negli anni ha imparato a reinventarsi senza perdere mai il contatto con le proprie radici.
Nata a Varna il 9 settembre 1998, Darina Nikolaeva Yotova cresce in una città portuale che le rimane addosso come un’energia inquieta.
Studia alla Scuola Nazionale d’Arte “Dobri Hristov”, abitudine molto comune nei Paesi balcanici, dove affianca il canto pop al canto folk bulgaro.
Può sembrare un dettaglio, ma questo spiega quella profondità vocale che oggi riesce a far convivere tradizione e modernità senza che nulla sembri forzato.
Il grande pubblico la scopre nel 2015, quando arriva terza a X Factor Bulgaria sotto la guida del rapper Krisko.
Nonostante la mancata vittoria, la sua presenza scenica, già allora magnetica, convince Virginia Records a metterla sotto contratto e nel 2016 pubblica K’vo ne chu, un debutto che diventa immediatamente il brano più trasmesso dell’anno e che le vale cinque nomination ai premi di BG Radio.
Da lì in poi, la sua ascesa è costante, grazie ad una sequenza di singoli che la piazzano stabilmente in cima alle classifiche e che le aprono collaborazioni con produttori di mezzo mondo, da Chris Young a Jungleboi, da Yoad Nevo a Monoir.
È un percorso insolito per un’artista proveniente da un mercato piccolo come quello bulgaro, ma DARA sembra ignorare i confini geografici, tanto che nel 2023 Kai degli EXO reinterpreta Mr. Rover trasformandolo in un successo k-pop.
Parallelamente alla musica, costruisce una presenza televisiva sempre più forte.
Nel 2020 vince Kato dve kapki voda (il nostro Tale e quale show), dimostrando una capacità di trasformazione scenica che sorprende anche chi la seguiva da anni.
Dal 2021 diventa coach di The Voice of Bulgaria portando alla vittoria i suoi concorrenti nel 2022 e nel 2024, diventando un punto di riferimento per una nuova generazione di artisti.
Nel frattempo partecipa a Dancing Stars, arriva in finale, pubblica il suo primo album Rodena takava, che sarà il disco femminile più venduto in Bulgaria nel 2022 e nel 2025 firma ADHDARA, un progetto più intimo e sperimentale che segna il suo passaggio definitivo da popstar nazionale ad artista con una visione internazionale.
È anche l’anno in cui diventa brand ambassador di Puma per l’Europa sudorientale, ulteriore conferma della sua crescente esposizione globale.
Il ritorno della Bulgaria all’Eurovision dopo tre anni di assenza si intreccia perfettamente con il suo momento di massima maturità artistica.
La selezione nazionale del 2026 è un percorso in due tappe.
Prima viene scelto l’artista, poi la canzone. Il 31 gennaio DARA vince la finale con Thunder, ottenendo il massimo dei voti da giuria e pubblico e portandosi a casa anche una statuetta realizzata dallo scultore Stoyan Zikov.
Il 28 febbraio presenta tre brani originali, This Is Me, Curse e Bangaranga, e la scelta del pubblico è schiacciante.
Bangaranga conquista l’88,4% dei voti e il consenso unanime della giuria.
Il titolo non è casuale. “Bangarang”, in patois giamaicano, significa tumulto, rivolta, disordine ribelle.
DARA lo trasforma in Bangaranga e lo carica di un significato personale, impersonificando la forza interiore che ti spinge ad agire per amore invece che per paura.
Il brano prende vita grazie a un team internazionale di peso composto da Anne Judith Wik, Cristian Tarcea, Dimitris Kontopoulos che fonde pop elettronico, ritmi globali e un’estetica che richiama i kukeri, le maschere rituali bulgare che scacciano gli spiriti maligni.
Nel video ufficiale compaiono costumi ispirati ai chaushi di Razlog, mentre la performance per Vienna è affidata a Fredrik Rydman, lo stesso che ha curato staging iconici per Måns Zelmerlöw, Käärijä e Nemo.
La coreografia è firmata da Kevin Kostov, e tutto il progetto sembra costruito per un impatto immediato sul palco.
Non è stato un percorso privo di polemiche.
Dopo la selezione, DARA ha affrontato un’ondata di critiche online che l’ha messa a dura prova, al punto da valutare il ritiro.
Ma ha scelto di restare, trasformando quella pressione in carburante.
E oggi arriva all’Eurovision con un brano che è insieme un banger pop, un manifesto identitario e un ponte tra la Bulgaria più antica e quella più contemporanea.
Il 14 maggio, nella prima metà della seconda semifinale, salirà sul palco di Vienna con la sicurezza di chi ha già la forza di mille vite artistiche e non ha più nulla da dimostrare, se non la propria autenticità.
Per la Bulgaria, DARA è la promessa di un ritorno in grande stile.
Per lei è l’inizio di un capitolo nuovo, il più internazionale di tutti.
Per il pubblico europeo, sarà l’occasione di scoprire quanto può essere potente una rivolta interiore quando prende la forma di una canzone.
