
La scelta della Georgia per l’Eurovision 2026 ha qualcosa di poetico.
Rivedere i Bzikebi sul palco dei “grandi” dopo diciotto anni è come assistere a un cerchio che finalmente si chiude.
Nel 2008 erano tre bambini di dieci anni vestiti di giallo e nero, catapultati a Limassol con un brano in una lingua inventata che imitava il ronzio delle api.
E in questa versione conquistarono la vittoria e un successo che li ha accompagnati negli anni.
Oggi Giorgi Shiolashvili, Mariam Tatulashvili e Mariam Kikuashvili sono adulti, ventisettenni con vite e percorsi diversi alle spalle, ma ancora legati da un’identità artistica che non si è mai davvero spenta.
La loro storia, in fondo, è nata quasi per caso.
Nel 2008 si erano presentati separatamente alle selezioni georgiane del Junior Eurovision Song Contest, e fu la giuria a decidere di unirli in un trio dal nome che in georgiano significa “vespe”.
Da lì nacque un concept che sembrava un azzardo, con costumi a strisce, coreografie ispirate al volo degli insetti, una lingua fatta solo di suoni onomatopeici.
E invece fu un colpo di genio.
“Bzz..” non solo vinse, regalando alla Georgia la sua prima vittoria in un contesto eurovisiva, ma diventò un fenomeno pop.
Tornati a casa, i tre furono accolti come piccoli eroi, finirono in tv, ricevettero persino delle biciclette in regalo e pubblicarono l’album Zabuzei, che divenne un riferimento per i bambini georgiani.
Per qualche anno rimasero una presenza costante: ospiti al Junior Eurovision nel 2010, nel 2011, poi di nuovo nel 2017 e nel 2022.
Una scuola di musica per bambini a Tbilisi prese addirittura il loro nome, la Bzikebi Studio, e da lì uscì anche il vincitore georgiano del Junior Eurovision 2016.
Poi, come succede spesso ai prodigi dell’infanzia, arrivò il silenzio. Le due Mariam scelsero percorsi più discreti, mentre Giorgi intraprese una carriera musicale sorprendente, con dodici anni di studi pianistici, oltre venti concorsi vinti, un ruolo da artista in residenza al Toradze International Music Festival.
Intanto, il trio diventava un ricordo luminoso, quasi mitologico.
La scintilla si è riaccesa nel 2025, quando i Bzikebi sono tornati insieme sul palco del Junior Eurovision Song Contest di Tbilisi con un brano inedito, We Don’t Sleep.
L’entusiasmo è esploso immediatamente con commenti, ipotesi e desideri.
Sembrava chiaro che quel ritorno non fosse casuale.
E infatti a gennaio 2026 la GPB ha annunciato la loro selezione interna per Vienna.
Non era solo nostalgia ma una scelta strategica, emotiva, identitaria.
La Georgia ha raggiunto la finale solo una volta nelle ultime 8 partecipazioni e aveva bisogno di un rilancio forte, di un nome capace di unire memoria e futuro.
Per questa nuova avventura, i Bzikebi si sono affidati a un team che conosce bene il mondo eurovisivo georgiano.
On Replay è firmata da Giga Kukhianidze, autore di tre delle quattro vittorie georgiane al JESC, e da Lizi Japaridze, alias Lizi Pop, figura centrale della scena pop del Paese.
È un pezzo che gioca con il concetto di memoria e ripetizione, quasi un autoritratto musicale: ciò che ritorna, ciò che resta, ciò che si trasforma.
E in effetti i Bzikebi non sono più i bambini che imitavano il ronzio delle api. Hanno una maturità scenica nuova, una consapevolezza diversa, un modo di stare sul palco che unisce spontaneità e professionalità. Continuano a portarsi dietro l’eredità della polifonia georgiana, anche quando si muovono dentro un pop internazionale. Hanno lavorato sulla lingua, sulla presenza, sulla costruzione del suono. E soprattutto hanno mantenuto quella complicità che li aveva resi unici fin dall’inizio.
La loro partecipazione li inserisce in un club ristrettissimo: sono il quarto gruppo di vincitori del Junior a tentare il salto nel contest adulto, dopo le Tolmachevy Sisters, Destiny Chukunyere e Iru Khechanovi.
Anche questo dettaglio racconta qualcosa della Georgia, l’unico Paese che ha trasformato il passaggio dal Junior all’Eurovision in una sorta di tradizione.
Il 12 maggio, nella prima metà della prima semifinale, i Bzikebi saliranno sul palco di Vienna con una storia che l’Europa conosce già, ma che ora si presenta in una forma nuova.
Non è solo un ritorno nostalgico, è un replay consapevole, un modo per dimostrare che ciò che li aveva resi speciali da bambini può diventare ancora più potente da adulti. In Georgia l’attesa è altissima, e non solo per il desiderio di tornare in finale. È l’idea che tre piccoli simboli di un’epoca possano riscrivere il proprio destino, chiudere un cerchio e aprirne un altro.
