Akylas

Akylas Mytilinaios per anni hanno lavorato nell’ombra, costruendo pezzo dopo pezzo un’identità che oggi appare chiarissima. Nato l’11 febbraio 1999 a Serres, nella Macedonia greca, è cresciuto in una famiglia affettuosa ma segnata da difficoltà economiche in cui suo padre, Vasilis, ha sempre parlato apertamente della propria impossibilità di sostenerlo materialmente nelle sue velleità artistiche, e quel vuoto è diventato una delle ferite fondative della sua sensibilità.
Non è un dettaglio marginale, perché proprio da lì nasce Ferto, il brano con cui rappresenterà la Grecia all’Eurovision 2026 a Vienna.

La musica entra presto nella sua vita, grazie alla scuola musicale di Serres e ai laboratori teatrali che gli danno un rapporto fisico con la scena, un modo di stare sul palco che non è mai solo performance ma racconto.
Eppure il suo percorso non è lineare.
Non completa le superiori, si trasferisce a Salonicco, studia cucina e lavora in ristoranti, imparando una disciplina che oggi riconosce come parte integrante del suo metodo.
Poi arriva la parentesi più formativa di tutte grazie due anni come cantante sulle navi da crociera della AIDA.
Grazie a questa esperienza, davanti a pubblici internazionali e in condizioni spesso imprevedibili, affina voce, presenza, resistenza e capacità di adattarsi a qualsiasi contesto.
Lo chiama “il suo vero conservatorio”.

Quando approda ad Atene, inizia quasi da zero.
Fa l’artista di strada nei quartieri storici, si costruisce una piccola comunità online e, durante la pandemia, impara da autodidatta a suonare l’ukulele, che diventerà il simbolo dei suoi primi video virali su TikTok.
Nel 2021 pubblica il suo primo singolo, Fthinókraso, un piccolo autoritratto ironico della sua vita senza fronzoli.
L’anno dopo partecipa a The Voice of Greece nel team di Panos Mouzourakis, arrivando ai live show e lasciando un’impressione forte per autenticità e stile androgino.
Nello stesso periodo si esibisce al Thessaloniki Pride, affermando con naturalezza la propria identità queer e parlando apertamente del bullismo vissuto da ragazzo.

La vera svolta arriva nel 2024 con Atelié, un brano indie-pop che lo porta fuori dalla nicchia dei creator e lo impone come una delle nuove voci più interessanti della scena greca.
Da lì in poi, la sua crescita è costante. Pubblica nuova musica, cura con attenzione la propria immagine visiva, influenzata dal suo amore per cinema e fotografia, e costruisce un linguaggio musicale che mescola pop contemporaneo, sensibilità mediterranea e un tocco teatrale che rende ogni performance riconoscibile.

Il capitolo dedicato all’Eurovision si apre ufficialmente con Sing for Greece, il nuovo format nazionale.
Akylas si presenta con Ferto, scritto insieme a Orfeas Nonis, Theofilos Pouzbouris e Thomas Papathanasis.
Il brano è un elettro-pop energico, ironico e multilivello, cantato in quattro lingue e costruito attorno a un testo che alterna status symbol e desideri materiali a una riflessione più profonda sulla fame di riscatto.
È una canzone che parla di avidità contemporanea, certo, ma anche della sua storia personale e quel “portami tutto” è un modo per raccontare il passaggio dalla privazione al desiderio di affermarsi, e allo stesso tempo un omaggio ai suoi genitori, che non hanno potuto dargli molto ma gli hanno trasmesso la forza di provarci comunque.

La sua vittoria alla finale del 15 febbraio 2026 è schiacciante, conquistando 12 punti dalla giuria greca, 12 da quella internazionale e 24 dal televoto.
Un trionfo totale, coronato da un momento che ha commosso tutti, quando Akylas che richiama sul palco sua madre per il bis. Da lì in poi, Ferto diventa un fenomeno virale, il video ufficiale diretto da Jim Georgantis esplode online e i pre-party europei confermano che la sua presenza è una delle più attese dell’edizione.

Akylas arriva a Vienna dopo aver già vissuto mille vite: musicista autodidatta, performer disciplinato, cuoco, cantante sulle navi, creator digitale, icona queer, autore introspettivo e figura pubblica capace di catalizzare attenzione senza artifici. Ha persino fondato una propria etichetta per mantenere il controllo creativo sul suo lavoro. La sua storia è quella di un ragazzo che ha trasformato ogni ostacolo in materiale espressivo, ogni deviazione in un tassello della propria identità.

Il 12 maggio, nella prima metà della prima semifinale, porterà sul palco un percorso umano e artistico che parla di resilienza, vulnerabilità, ambizione e verità. Una Grecia nuova, più fluida e contemporanea, che non rinnega le radici ma le reinterpreta. E un artista che non chiede più nulla alla vita, se non la possibilità di “portare tutto” su quel palco. E a giudicare da come ci è arrivato, sembra davvero pronto a farlo.

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