Lion Ceccah

Lion Ceccah arriva all’Eurovision 2026 come se ci fosse sempre stato destinato, ma il suo percorso è tutto fuorché lineare. Nato a Vilnius nel 1991, Tomas Alenčikas ha passato anni a cercare la giusta giusta per poter esprimere al meglio la sua identità artistica, cambiando pelle più volte senza mai perdere il filo del suo immaginario. Prima di diventare Lion Ceccah, prima ancora di essere Alen Chicco, era un ragazzino che studiava violino, ballo da sala e street dance, che si innamorava della performance molto prima di capire che quella sarebbe stata la sua strada. Cresciuto tra linguaggi diversi, tra l’analogico che finiva e il digitale che esplodeva, ha sempre avuto un rapporto istintivo con tutto ciò che può essere arte, come musica, teatro, danza, fotografia, trucco e moda. Ma tutto insieme, tutto mescolato.

La sua formazione è stata rigorosa e allo stesso tempo anarchica. Ha studiato teatro musicale al Vilnius College, ha completato un master alla Vytautas Magnus University, ha cantato in cori, ha partecipato a programmi televisivi, ha fondato collettivi creativi e persino uno spazio fisico, Studio 91, che è diventato un piccolo epicentro della cultura drag lituana. È lì che molti artisti hanno trovato un luogo dove sperimentare senza paura, grazie a workshop, mostre e performance che hanno contribuito a cambiare la percezione pubblica di un’intera scena.

Il grande salto nella visibilità arriva nel 2017, quando si presenta a X Faktorius come Alen Chicco, primo artista drag a calcare quel palco. Non vince, ma segna un punto di non ritorno e da quel momento diventa una figura riconoscibile, discussa, impossibile da ignorare.
Negli anni successivi pubblica singoli, EP, video musicali che cura personalmente, organizza festival, porta la cultura drag in televisione e continua a tentare la selezione eurovisiva con una costanza quasi ostinata.
Dal 2019 al 2025 ci prova cinque volte, sfiorando la vittoria nel 2025 con Drobė, un secondo posto che brucia ma che gli permette di capire che la direzione è quella giusta.

Parallelamente, la sua identità evolve. Il passaggio da Alen Chicco a Lion Ceccah nel 2024 non è un rebranding, ma una metamorfosi. È il momento in cui smette di scappare dalla propria ambiguità scenica, in cui accetta di non essere né maschile né femminile nel modo in cui la società occidentale si aspetta che un performer “debba” essere.
È un atto di chiarezza e di libertà, accompagnato da un singolo che è una sorta di addio rituale alla sua vecchia versione.

La musica, nel frattempo, si fa sempre più complessa. I primi lavori erano autoprodotti, acerbi ma già riconoscibili; poi arrivano collaborazioni con produttori nordeuropei, un artpop stratificato che mescola elettronica, teatralità, introspezione e un gusto visivo che non lascia nulla al caso. Ogni progetto è un mondo a sé, costruito con una cura quasi artigianale, gestendo costumi, luci, scenografie e movimenti. Tutto è pensato per raccontare qualcosa che va oltre la canzone. Non stupisce che abbia un passato da illustratore, né che la pittura espressionista influenzi i colori e le atmosfere dei suoi video.

Sólo quiero más nasce da un percorso ancora più ampio.
C’è la parentesi a Barcellona, dove vive per qualche mese nel 2021 e dove inizia a usare lo spagnolo come lingua emotiva, più diretta, più carnale.
C’è la sua fascinazione per i linguaggi, che lo porta a giocare con idiomi diversi fino a costruire un brano che, nella sua versione eurovisiva, attraversa lituano, inglese, francese, spagnolo e frasi in tedesco e italiano.
C’è il desiderio come motore creativo, come forza che resiste anche quando tutto sembra crollare. E c’è la volontà di superare i confini, non solo geografici ma anche estetici, culturali, identitari.

La vittoria a Eurovizija.LT nel 2026 è da imputare soprattutto ai più di 38.000 voti dal pubblico, un pareggio con la giuria risolto dal televoto, un entusiasmo che travolge ogni resistenza. La Lituania sceglie lui, e non è una scelta prudente: è la scommessa su un artista che ha passato anni a costruire un linguaggio personale, che ha trasformato la fragilità in forza, che ha fatto della metamorfosi la propria cifra.

Ora arriva a Vienna con un brano che è insieme pop e manifesto, immediato e sofisticato, sensuale e politico senza bisogno di proclami. Porta con sé un passato di tentativi, un presente di maturità e un futuro che sembra ancora tutto da scrivere. E soprattutto porta un mondo visivo che promette di esplodere sul palco tra teatralità drag, artpop cinematografico, un controllo totale dell’immagine e, allo stesso tempo, quella vulnerabilità che lo rende profondamente umano.

La Lituania non ha mai vinto l’Eurovision, ma questa volta forse non è questo l’obiettivo poiché porta un artista che ha fatto della propria identità un’opera in continua trasformazione, quindi è un tentativo di rompere le etichette eurovisive.
Lion Ceccah arriva al contest come si arriva a un appuntamento atteso per anni, con la consapevolezza di chi ha già perso, già cambiato, già ricominciato. E con quella fame che dà il titolo al suo brano, la voglia di qualcosa in più, sempre.

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