Søren Torpegaard Lund

Søren Torpegaard Lund arriva all’Eurovision 2026 con l’attitudine di chi ha costruito ogni passo con una determinazione quasi ostinata. È nato a Gudme, sull’isola di Fionia, ed è cresciuto a Oure, in un contesto minuscolo e tranquillo che però gli ha acceso presto la miccia del palcoscenico. A dieci anni aveva già capito che il teatro musicale sarebbe stato il suo mondo, e a diciassette è entrato nella storia diventando il più giovane studente mai ammesso al Musicalakademiet di Fredericia.
Da lì, la sua formazione è stata un’immersione totale in recitazione, danza e canto, fino al diploma nel 2019.

La carriera teatrale è decollata subito: ha calcato i palchi più importanti del Paese, da Det Ny Teater all’Opera di Copenaghen, dove tra il 2021 e il 2022 ha interpretato Tony in West Side Story, un ruolo che gli ha dato una visibilità enorme e che ha confermato la sua capacità di unire tecnica e intensità emotiva.
Nel 2021 è arrivato anche il Reumert Talent Prize, che in Danimarca è praticamente il riconoscimento ufficiale che dice chi è da tenere d’occhio. Negli anni successivi ha continuato a muoversi tra musical di grande richiamo, apparizioni televisive e concerti istituzionali, fino ad avere già in agenda ruoli importanti anche per il 2027.

Parallelamente, però, Søren ha iniziato a costruire un percorso da cantautore, spinto dal bisogno di raccontare storie sue e non solo interpretare quelle degli altri. Il primo tentativo al Melodi Grand Prix è arrivato nel 2023 con Lige her, una ballad jazzata che parlava di famiglia scelta e pur non arrivando in superfinale, ha lasciato il segno. Da lì sono nati i primi singoli autografi, come Stor kunst, e soprattutto l’EP Øjesten nel 2024, che ha definito un suono più personale, intimo e contemporaneo.
In quello stesso anno è stato candidato ai Danish Rainbow Awards come Artista dell’Anno, un riconoscimento che riflette la sua visibilità come artista apertamente queer e il suo ruolo nella rappresentazione della comunità LGBTQ+.

Il vero punto di svolta, però, è arrivato nel 2026.
Con Før vi går hjem, un brano scritto insieme a Clara Sofie Fabricius, Thomas Meilstrup e Valdemar Littauer Bendixen, ha vinto il Melodi Grand Prix in modo netto, superando anche la favorita Sissal. La canzone è nata quasi di getto, in un’ora scarsa, e ha quella qualità un po’ febbrile delle idee che arrivano tutte insieme: un elettropop notturno, senza pause, che lui descrive come una “caramella acida e dolce allo stesso tempo”. Parla di una notte che non si vuole far finire, di desiderio, di corpi che si cercano sapendo già che il mattino porterà il conto. È un pezzo che vive di immagini, di visioni al neon, di fumo, di sudore… di quel momento sospeso prima di tornare a casa.

La scelta di mantenere il brano in danese è diventata uno dei temi più discussi perché la Danimarca traduce quasi sempre in inglese, e l’ultima volta che aveva portato una canzone interamente in danese all’Eurovision era il 2021 e c’è stata una mancata qualificazione.
Ma Søren non ha mai avuto dubbi perché per lui la lingua madre è parte dell’identità del brano, e rinunciarvi avrebbe significato snaturarlo.
La versione eurovisiva ha subito solo una piccola modifica, la rimozione di una parola troppo esplicita per il regolamento, ma l’energia è rimasta intatta.

Sul palco, poi, Søren porta tutto il suo background teatrale.
La performance al Melodi Grand Prix era costruita come una piccola scena cinematografica, con lui in primo piano, trucco marcato, capelli effetto bagnato, una camicia bianca sopra una rete nera, e dietro una scatola di vetro con i danzatori che lo circondano come un’onda.
A un certo punto sale sopra la struttura, poi ci entra, mentre le mani si allungano verso di lui. È un’estetica che mescola club culture, tensione drammatica e vulnerabilità, e che promette di diventare ancora più potente a Vienna.

Il percorso verso l’Eurovision è accompagnato da un’attenzione crescente, sia in Danimarca che all’estero.
I bookmaker lo danno tra i favoriti, e la sua presenza è attesa anche ai vari party, dove potrà testare la reazione del pubblico internazionale. Allo stesso tempo, la sua visibilità ha attirato anche commenti omofobi, ai quali ha risposto con una calma disarmante, rivendicando il diritto di essere sé stesso “con il proprio mantello da supereroe”, che sia una maglia a rete o qualunque altra cosa.

Søren arriva così all’Eurovision non come un volto nuovo, ma come un artista che sta vivendo tutte le sue vite: il bambino di Gudme che sognava il musical, il ragazzo prodigio ammesso troppo presto a una scuola troppo difficile, l’attore che ha conquistato i teatri più importanti del Paese, il cantautore che ha trovato la sua voce, l’artista queer che non ha paura di mostrarsi.

Før vi går hjem è il suo biglietto da visita, ma anche la promessa di una carriera che sembra solo all’inizio. E a Vienna, in quei tre minuti che passano sempre troppo in fretta, proverà a far durare la notte un po’ più a lungo.

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