FELICIA

Felicia Agneta Eriksson, classe 2001, arriva a Vienna con un bagaglio che non assomiglia a quello di nessun’altra artista della sua generazione.
È cresciuta a Tullinge, a sud di Stoccolma, in un contesto normalissimo, tra gli studi di commercio, turni nella ristorazione, lavori in ufficio e perfino un periodo nel telemarketing.
Una vita che sembrava andare in tutt’altra direzione, finché la musica non è diventata l’unico posto in cui riusciva davvero a respirare.
L’ansia sociale che si porta dietro dall’infanzia l’ha sempre spinta a cercare un modo per esprimersi senza esporsi troppo, e non è un caso che la sua storia inizi proprio dietro una maschera.

Prima di essere FELICIA, infatti, è stata la voce di Fröken Snusk, il progetto epadunk che ha travolto la Svezia come un fenomeno popolare inarrestabile.
Con quel passamontagna rosa, un’estetica volutamente provocatoria e testi sfacciati, ha collezionato milioni di stream, oltre trecento concerti e un successo che l’ha portata a essere la nona artista più ascoltata del Paese nel 2023.
Rid mig som en dalahäst” è diventata un tormentone nazionale, e la partecipazione al Melodifestivalen 2024 con “Unga & fria” ha portato l’epa‑dunk nei salotti della TV pubblica.
In parallelo, Felicia vinceva “Spelet” e “Masked Singer Sverige”, confermando una presenza scenica che nessuno avrebbe immaginato dietro un’identità anonima.

Ma quel successo aveva un prezzo.
Il ritmo dei live, la pressione, la totale mancanza di controllo sul progetto e la sensazione di essere diventata invisibile dietro un personaggio hanno iniziato a logorarla.
La rottura con il produttore Rasmus Gozzi, arrivata all’improvviso nell’aprile 2025, è stata uno shock e ha scoperto di essere stata sostituita tramite Instagram.
Ha raccontato di essersi sentita come se la sua vita fosse finita, di aver toccato un punto talmente basso da non voler più andare avanti.
Eppure, guardando indietro, definisce quel momento come la cosa migliore che potesse capitarle.

Da lì è iniziata la vera trasformazione.
A maggio 2025 ha scelto una nuova maschera, non più un passamontagna integrale ma un accessorio parziale, nero, decorato con cuori rossi glitterati.
Non un travestimento, ma un modo per gestire l’ansia e allo stesso tempo segnare un confine con il passato.
A settembre è arrivato “Black Widow”, il primo singolo da solista firmato FELICIA, subito in top 3 su Spotify Svezia.
Poi “Sugar High”, “Hard”, l’EP “SERVE” e un’identità sonora che si spostava sempre più verso un pop elettronico internazionale, con un’estetica da club berlinese e una scrittura molto più personale.

Il salto definitivo arriva nel 2026.
My System” nasce durante un camp di scrittura in Islanda insieme a un team nordico che stabilisce il piccolo record del brano del Melodifestivalen con più autori stranieri di sempre.
Felicia ha raccontato che dietro la canzone c’è una storia personale, una cotta che non riusciva a scrollarsi di dosso, ma che il testo è pensato per adattarsi a chiunque.
È un pezzo che parla di ossessione emotiva, di qualcuno che non riesci a toglierti dalla testa, dal cuore, perfino dal corpo. Lunedì pensi di averlo dimenticato, il venerdì ti ritrovi a urlarne il nome. Una dipendenza che si intreccia con immagini digitali, come se i sentimenti fossero file da crittografare o cancellare.

Sul palco, “My System” diventa un’esperienza visiva tea laser rossi e blu, ballerini con visori a forma di cuore, un drop che sembra uscito da un club di Berlino ma filtrato dalla malinconia svedese.
La seconda semifinale a Göteborg la vede dominare con oltre un milione e settecentomila voti. In finale, alla Strawberry Arena, conquista tutto: pubblico e giurie internazionali la mettono al primo posto. Una vittoria netta, quasi inevitabile, che per lei ha il sapore di una rivincita personale.
Ha detto che la sua prima partecipazione al Mello, da Fröken Snusk, era stata un disastro, un periodo difficilissimo.
Tornare come se stessa e vincere “significa più di qualsiasi altra cosa”.

La critica svedese si è divisa, com’è normale quando un progetto tocca un nervo scoperto.
C’è chi l’ha definita una Cascada del 2026, chi ha parlato di “Mello‑pop incrociato con Eurotechno‑dunk”, chi ha lodato la coreografia e chi ha storto il naso dicendo che è “tutta scena, poca canzone”.
Ma il dibattito è parte del gioco e la Svezia ha sette vittorie sulle spalle e ogni proposta viene analizzata al microscopio. Felicia, intanto, non si nasconde e ha espresso opinioni nette su temi geopolitici, ha partecipato a Musikhjälpen, ha continuato a lavorare sulla sua ansia e ha detto chiaramente che, se un giorno si sentirà pronta, potrebbe togliere la maschera del tutto e quel momento secondo me è sempre più vicino.

Ora si prepara alla prima semifinale del 12 maggio, con un Paese intero che la guarda con l’obiettivo non dichiarato di fare la storia.
Se “My System” dovesse portare la Svezia all’ottava vittoria, diventerebbe il Paese più vincente nella storia dell’Eurovision. Ma al di là dei pronostici, Felicia ha già vinto qualcosa di più raro, trasformando una fragilità in linguaggio artistico, un addio doloroso in un nuovo inizio, un personaggio anonimo in un’identità finalmente sua. E qualunque cosa succeda a Vienna, il suo percorso racconta già una storia di coraggio, reinvenzione e controllo ritrovato.
Un sistema tutto suo, appunto.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *