Waterloo

Waterloo


Interprete: ABBA
Autori: Benny Andersson, Björn Ulvaeus, Stig Anderson (musica e testo)

Città/paese organizzatore: Brighton (Regno Unito) – 1974
Paese vincitore: Svezia

Top 5

  1.  Svezia – ABBA – Waterloo24 punti
  2.  Italia – Gigliola Cinquetti – 18 punti
  3.  Paesi Bassi – Mouth & MacNeal – I see a star15 punti
  4. (ex aequo) Lussemburgo – Ireen Sheer – Bye bye, I love you14 punti
  5. (ex aequo) Monaco – Romuald – Celui qui reste et celui qui s’en va – 14 punti

Può sembrare un’esagerazione, un’iperbole ben orchestrata, ma chi segue l’eurovision, è in generale la musica leggera, sa che non è così.

Quando gli ABBA salirono sul palco del Dome di Brighton il 6 aprile 1974, dovevano semplicemente rappresentare la Svezia e nessuno era pronto ad assistere a un cambio di era.

L’Eurovision aveva ancora quella patina elegante, un concorso un po’ ingessato, dominato da ballate orchestra li, anche se non erano mancati brani pop, e cantanti immobili davanti al microfono.
Poi arrivarono loro.
Quattro svedesi praticamente sconosciuti fuori dalla Scandinavia, vestiti con tutine scintillanti e zeppe argentate, accompagnati da un direttore d’orchestra che si presentò vestito da Napoleone.

In tre minuti ribaltarono tutto.

Waterloo non era nata per essere un brano “normale”.
Prima ancora di diventare la metafora perfetta della resa amorosa paragonata alla sconfitta di Napoleone Bonaparte, avrebbe dovuto intitolarsi in maniera completamente diversa, infatti il brano portava originariamente il titolo Honey Pie.
Fu Stig Anderson a intuire che serviva un’immagine più forte, qualcosa che fosse immediatamente riconoscibile in tutta Europa.
E la battaglia di Waterloo funzionava benissimo poiché risultava evocativa, ironica e teatrale.
Ma soprattutto permetteva di raccontare una storia d’amore come se fosse una resa militare, con quella leggerezza intelligente che sarebbe diventata un marchio degli ABBA.

La canzone non era solo un’idea brillante.
Era costruita con una cura quasi maniacale.
Benny e Björn avevano studiato il “Wall of Sound” di Phil Spector e l’ingegnere del suono Michael B. Tretow aveva iniziato a stratificare sovraincisioni per ottenere un impasto sonoro pieno, travolgente, molto più moderno delle orchestrazioni eurovisive dell’epoca.
Le influenze glam rock erano dichiarate, così come il riferimento ai Wizzard e a See My Baby Jive.
Tutto era pensato per bucare lo schermo, prima di essere radiofonico.
E il ritmo serrato e le armonie vocali calibrate al millimetro erano completate da un’energia fisica che trasformava l’esibizione in spettacolo.

E pensare che l’anno prima ci avevano già provato senza successo.
Nel 1973 avevano partecipato al Melodifestivalen con Ring Ring, arrivando solo terzi.
Quella sconfitta li spinse a ripensare completamente la loro strategia: serviva un brano più audace, più internazionale, più rischioso.
Waterloo nacque così, e già quando la presentarono alla selezione svedese del 1974, vincendo con un margine enorme (302 punti, lasciando il secondo classificato ben 91 punti indietro), si capiva dove sarebbero arrivati.
A Brighton decisero di cantarla in inglese, scelta tutt’altro che scontata:, dato che fino all’anno prima era obbligatorio esibirsi nella propria lingua.
Fu un gesto di rottura, e funzionò.
Una rottura per un obbligo che fu proprio la Svezia a rendere necessario che fosse messo nero su bianco.

La serata dell’Eurovision, però, fu tutt’altro che lineare.
Il Lussemburgo aveva rinunciato a ospitare l’evento dopo aver vinto per il secondo anno consecutivo, la Francia si ritirò poche settimane prima per il lutto nazionale legato alla morte del presidente Pompidou, l’Italia non trasmise la gara in diretta per timori legati al referendum sul divorzio e il titolo del brano che difendeva i nostri colori, la conduttrice ebbe problemi con l’abito.

In mezzo a questo caos, gli ABBA salirono o sul palco e bastarono pochi secondi perché il pubblico capisse che stava succedendo qualcosa di mai visto.

Agnetha e Frida avanzavano in scena con una sicurezza quasi spavalda, mentre Walldoff-Napoleone dirigeva l’orchestra come se fosse parte integrante della coreografia.

Il voto finale fu più teso del previsto. Waterloo prese il massimo da Finlandia e Svizzera, ma nemmeno un da cinque paesi, tra cui Regno Unito e Italia.
Eppure vinsero con sei punti di vantaggio su Gigliola Cinquetti.
Da lì in poi, fu un’esplosione per Waterloo: numero uno in mezzo mondo e la Top 10 negli Stati Uniti, che rappresentava un risultato ormai impossibile per un brano eurovisivo.
In Svezia non arrivò al primo posto solo perché l’album Waterloo uscì nello stesso momento e occupò la vetta.

Il successo non fu solo commerciale e nemmeno circoscritto all’evento, come già successo in precedenza e come sarebbe successo in futuro.
Waterloo cambiò il modo di concepire l’Eurovision e gli ABBA cambiarono il modo di concepire il pop.
Prima di loro, nessuno aveva portato un’estetica così pop, così teatrale, così internazionale.
Dopo di loro, il concorso iniziò pian piano a trasformarsi in quello che conosciamo oggi, un palcoscenico globale oltre alla musica, contano anche l’immagine, la performance, la capacità di raccontare un mondo in tre minuti.
Non è un caso che nel 2005, per il cinquantesimo anniversario del Contest, Waterloo sia stata proclamata “la migliore canzone nella storia dell’Eurovision”.

E poi c’è l’eredità più silenziosa ma forse più importante, perché la vittoria degli ABBA contribuì a costruire l’immagine della Svezia come superpotenza musicale. Da quel momento, il paese sarebbe diventato uno dei principali esportatori di pop al mondo, un risultato che affonda le radici proprio in quei tre minuti di Brighton.

Waterloo ha cristallizzato quell’istante in cui tutto si è mosso.
Non è solo la canzone vincitrice di un’edizione dell’Eurovision Song Contest.
Non è solo un classico intramontabile del pop mondiale.
Waterloo è il momento in cui quattro ragazzi hanno dimostrato che l’Eurovision poteva essere spettacolo, ambizione, modernità.
È il punto esatto in cui il pop europeo ha deciso di diventare globale.

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