
Interprete: Lenny Kuhr
Autori: David Hartsema e Lenny Kuhr (musica e testo)
Città/paese organizzatore: Madrid (Spagna) – 1969
Paese vincitore: Paesi Bassi
Top 5
- Francia –Frida Boccara – Un jour, un enfant– 18 punti
- Paesi Bassi – Lenny Kuhr – De Troubadour – 18 punti
- Regno Unito – Lulu – Boom Bang – a – Bang – 18 punti
- Spagna – Salomé – Vivo cantando – 18 punti
- Svizzera – Paola – Bonjour, Bonjour – 13 punti
De troubadour nasce da un incontro quasi casuale tra Lenny Kuhr, giovanissima cantautrice di Eindhoven già vincitrice nel 1967 del concorso Cabaret der Onbekenden, e David Hartsema, insegnante, poeta e uomo di radio che nella sua carriera avrebbe scritto oltre cinquecento canzoni.
I due si incontrano a una fiera musicale di Hilversum nel 1968, in un contesto pensato proprio per mettere in contatto autori di testi e compositori, e la collaborazione funziona da subito.
David Hartsema scrive i versi dedicati a un cantastorie medievale, Lenny Kuhr li riceve e sale nella soffitta di casa per comporne la musica, lavorando fino a notte fonda.
Qui si radica anche l’aneddoto più celebre e insieme più equivocato della storia del brano.
Per anni si è raccontato che il testo le sia apparso in sogno, che si sia svegliata di soprassalto e abbia trascritto tutto d’un fiato prima che il ricordo svanisse.
La versione più accreditata, confermata dalla stessa Lenny Kuhr e dalla documentazione su David Hartsema, racconta però qualcosa di diverso e forse più tenero.
Infatti la realtà è che finita la composizione, così entusiasta da non poter aspettare il mattino, corse nella camera dei genitori per far ascoltare subito il pezzo appena nato.
Il padre, mezzo addormentato, si limitò a dirle che era molto bello ma che sarebbe stato meglio riascoltarlo il giorno dopo.
Il dettaglio della notte insonne e dei genitori svegliati, che si fonde con quello del testo sognato, è un aneddoto perfettamente in sintonia con l’atmosfera fiabesca della canzone.
Resta curioso un altro equivoco che ancora oggi compare in diverse banche dati, compresa la scheda ufficiale Eurovision.
Infatti spesso i ruoli vengono invertiti, assegnando la musica a David Hartsema e il testo a Lenny Kuhr, mentre le fonti discografiche olandesi e le testimonianze dirette confermano che fu lei a comporre la melodia sul testo scritto da lui.
Quando arriva la convocazione per il Nationaal Songfestival, la selezione nazionale olandese, Lenny non è affatto convinta che De troubadour sia la scelta giusta.
Tra le tre canzoni portate alla selezione preferisce Mais non, Monsieur, che le sembra più adatta a un pubblico internazionale, ma è l’emittente a scegliere diversamente.
Il 26 febbraio 1969, al Circustheater di Scheveningen, tra dieci brani in gara e nomi già affermati come Anneke Grönloh, Patricia Paay e Rob de Nijs, De troubadour vince con un margine di un solo punto su De toeteraar di Conny Vink.
La serata non è priva di colpi di scena.
Robbie Dale, giurato britannico di Radio Veronica, annunciò a voce un voto diverso da quello scritto sulla propria scheda, e se quel punto fosse finito altrove la classifica sarebbe cambiata.
In ogni caso, il 29 marzo 1969, Lenny Kuhr arriva al Teatro Real di Madrid.
Ha da poco compiuto diciannove anni, indossa un abito lungo rosso, disegnato da Frank Govers, è porta i capelli sciolti.
Si accompagna alla chitarra, non quella originale perché incompatibile con l’amplificazione spagnola dell’epoca.
La sua esibizione rompe nettamente con l’estetica orchestrale e spettacolare che dominava il concorso.
Anni dopo avrebbe ricordato quella sera come qualcosa di quasi irreale, con la sensazione che la voce le passasse attraverso mentre si osservava dall’esterno.
Il brano si allontana dal pop orchestrale dell’epoca per affondare le radici nella chanson francese e in un immaginario medievale solo evocato grazie a un incedere in tre quarti, un crescendo orchestrale progressivo, e quel celebre passaggio di “la-la-la” che Lenny Kuhr avrebbe aggiunto di propria iniziativa, spiegando anni dopo che per lei rappresentava una sorta di gioia sotterranea capace di superare il significato letterale delle parole.
Il testo di David Hartsema costruisce la piccola biografia di un trovatore che attraversa ogni strato sociale.
Un trovatore che quando canta per i cavalieri nelle sale dei castelli, racconta storie di sangue e di gloria, se canta per i lavoranti accanto al fuoco, nelle osterie, li diverte con canzoni sul bere, se nei monasteri racconta miracoli, quando canta per le donne con fa sospirare con canzoni d’amore, e canta anche per i contadini nei campi.
Alla fine il trovatore muore, il canto si interrompe e non resta che un po’ di fango, ma chi è stato consolato dalla sua musica non lo dimentica.
Ha una struttura circolare che trasforma la ballata in una piccola riflessione sulla sopravvivenza dell’artista attraverso ciò che lascia negli altri.
Il risultato di quella serata resta probabilmente l’episodio più anomalo nella storia del festival.
De troubadour chiude a 18 punti, esattamente come Un jour, un enfant di Frida Boccara per la Francia, Vivo cantando di Salomé per la Spagna padrona di casa, di cui abbiamo già parlato, e Boom Bang-a-Bang di Lulu per il Regno Unito.
Non esisteva ancora alcuna regola per sciogliere una parità simile, così le quattro canzoni furono proclamate vincitrici ex aequo, unico caso in tutta la storia del contest.
La confusione arrivò fin sul palco.
Infatti gli organizzatori avevano previsto un solo trofeo per l’interprete e gli autori, e si trovarono improvvisamente a dover premiare quattro cantanti, mentre gli autori ricevettero le medaglie per posta qualche tempo dopo.
Per i Paesi Bassi il contrasto con l’anno precedente è netto poiché Ronnie Tober aveva chiuso ultimo con un solo punto, e in appena dodici mesi il paese passa dal fondo della classifica alla vetta, anche se condivisa, conquistando la terza vittoria olandese dopo quelle di Corry Brokken e Teddy Scholten.
Le conseguenze del pareggio multiplo vanno ben oltre quella notte.
Le polemiche sulla gestione del voto spinsero diverse emittenti a boicottare l’edizione successiva, mentre l’Eurovision introduceva negli anni seguenti criteri di spareggio per evitare che la situazione si ripetesse.
L’edizione del 1970 venne comunque assegnata ai Paesi Bassi dopo la rinuncia di Spagna e Francia a ospitarla di nuovo, e si tenne ad Amsterdam con appena dodici nazioni partecipanti.
Il successo del brano si tradusse rapidamente in un fenomeno multilingue.
Lenny Kuhr lo incise in altre cinque lingue oltre all’originale olandese, con adattamenti affidati ad autori diversi in ogni paese, dall’inglese The Troubadour al francese Le Troubadour firmato da Pierre Cour, dal tedesco Der Troubadour allo spagnolo El Trovador fino alla versione italiana, che compare nelle fonti sia come Un cantastorie sia come Il trovatore.
Esiste perfino una traccia, mai del tutto confermata, di una versione svedese segnalata da una rivista dell’epoca.
Il singolo, aveva sul lato B proprio Mais non, Monsieur, la canzone che Kuhr avrebbe voluto portare in gara. Curiosamente il successo commerciale nei Paesi Bassi non fu immediato e prima di Madrid il disco non era nemmeno entrato in classifica. Ci arrivò solo dopo la vittoria, fermandosi al dodicesimo posto per sette settimane.
Della sua esibizione alla selezione nazionale di febbraio, peraltro, non risultano conservate immagini televisive.
Il brano non si esaurì affatto con quella stagione.
Nel 1974, durante i Mondiali di calcio in Germania, Lenny Kuhr ne riscrisse il testo in chiave calcistica trasformandolo in De generaal, omaggio scherzoso e affettuoso al commissario tecnico della nazionale olandese Rinus Michels, soprannominato appunto “il Generale“.
Nel 2021, quando l’Eurovision tornò nei Paesi Bassi con la finale di Rotterdam, fu invitata a eseguire di nuovo De troubadour nel segmento dedicato ai vincitori del passato, indossando lo stesso abito del 1969, come fece nel 1981 per lo speciale del venticinquesimo anniversario del concorso, Songs of Europe, tenutosi a Mysen.
Prima del successo eurovisivo, lavorava in un negozio di dischi dove poteva ascoltare in anteprima le nuove uscite, un’esperienza che lei stessa avrebbe indicato tra le radici della propria formazione musicale insieme all’interesse per ritmi meno convenzionali.
Dopo Madrid la sua carriera trova terreno particolarmente fertile in Francia, dove nel 1970 partecipa come spalla al tour di Georges Brassens, esperienza che segna profondamente la sua scrittura, e l’anno successivo entra nella top ten francese con Jesus Christo.
Nel 1980 torna al successo commerciale in patria con Visite, duetto con il gruppo francese Les Poppys.
Si sposa nel 1974 con il medico israeliano Gideon Bialijstock, da cui ha due figlie, e nel 2003 si risposa con Rob Frank.
All’inizio del 2026 annuncia il proprio ritiro dalle scene.
Lenny Kuhr non ha mai considerato quella vittoria un episodio isolato della giovinezza.
Ha infatti più volte riconosciuto che De troubadour ha finito per incorniciare l’intera sua vita artistica, al punto da definirsi ancora “il trovatore”.
Ha spiegato che il termine deriverebbe da “trouver d’or”, trovare l’oro, e che con quel brano composto in una soffitta di Eindhoven aveva davvero trovato il proprio.
È una coincidenza che spiega forse perché la canzone abbia retto meglio di tanti brani costruiti apposta per il festival.
Quando nacque, nessuno la stava scrivendo pensando all’Eurovision, ed è forse proprio questa libertà a renderla, ancora oggi, una delle vittorie più atipiche e più ricordate nella storia del concorso.
