Europapa

Europapa

Interprete: Joost Klein
Autori: Dylan van Dael, Paul Elstak, Teun de Kruif, Thijmen Melissant, Joost Klein, Donny Ellerstrom e Tim Haars (Testo e musica)
Città/paese organizzatore: Malmö (Svezia) – 2024
Paese vincitore: Svizzera

Alle 21 dell’11 maggio 2024 Joost Klein avrebbe dovuto essere il quinto a salire sul palco della Malmö Arena, e invece quel posto è rimasto vuoto. 

Poche ore prima della finale l’EBU ha comunicato che i Paesi Bassi erano fuori dalla gara e che Europapa, uno dei brani più chiacchierati e amati dell’edizione, era stato squalificato.

È stata la prima volta nella storia del concorso che un artista già qualificato viene squalificato a competizione in corso, per motivi comportamentali. 

Europapa aveva già dato vita ad una schiera di fan e ridurla alla cronaca di Malmö le fa un torto, perché sotto la superficie di un ritornello martellante e apparentemente stupido si nasconde una delle storie più dure mai portate sul palco eurovisivo.

Joost Klein, nato a Leeuwarden nel novembre 1997 e cresciuto nel vicino villaggio di Britsum, perde il padre per un cancro quando ha dodici anni.

L’anno dopo, muore anche la madre, per arresto cardiaco. Cresce con il fratello maggiore Hugo e la sorella Nanda, e trasforma quei lutti nel materiale di tutta la sua carriera, dall’EP d’esordio Dakloos fino all’album 1983 dedicato proprio al fratello che lo ha cresciuto.

Il titolo Europapa nasce dall’incastro fra “Europa” e “papà“.

È la storia di un orfano che attraversa il continente senza passaporto, senza soldi ma con tutto il tempo del mondo, seguendo l’insegnamento paterno secondo cui i confini sono invenzioni degli uomini e quindi ognuno può inventarsi il mondo da solo.

Joost Klein l’ha definita più volte la storia di un orfano che attraversa l’Europa per ritrovarsi e per raccontarsi.

È l’Europa vista dal basso, quella dei treni notturni e dei kebab aperti alle due di notte, di chi non ha più una casa e se la costruisce ballando.

Pesca dalla scena rave olandese degli anni Novanta per l’aspetto musicale.

Alla produzione contribuisce anche Paul Elstak, il fondatore dell’happy hardcore olandese e autore di Rainbow in the Sky, presente nel brano anche in una citazione diretta, col suo nome nel testo (“DJ Paul Elstak jongen“) e riconoscibile nei campionamenti di pezzi storici come Anti-Procrastination e Promised Land. 

L’outro finale, quello che fa esplodere l’arena, porta la firma di K33S, un altro nome pesante della cultura gabber.

Il brano contiene il campionamento della sigla della serie animata Insektors e un richiamo all’Eurovision Intro di Charpentier, oltre a echi dichiarati di 2 Unlimited, Vengaboys e Scooter. 

Molti hanno associato Europapa a Cha Cha Cha di Käärijä, ma sotto molti aspetti assomiglia a Uno dei Little Big, l’entry russa che nel 2020.

Il testo alterna olandese, inglese, francese, tedesco e perfino italiano, come se Joost Klein si rivolgesse a un continente intero.

Il riferimento a Papaoutai di Stromae, altro brano sull’assenza paterna, e stato rivendicato dal cantante che ha dichiarato di ammirare la capacità di Stromae di far ballare il pubblico sopra un dolore enorme, e ha parlato della propria canzone come di un iceberg, di cui chi si ferma alla superficie comica vede solo la punta.

Tra le influenze dichiarate compare anche Scatman John, con il suo pop elettronico anni Novanta costruito su un messaggio di inclusione.

Dopo l’iperattività del ritornello, la macchina si ferma di colpo.

La festa lascia spazio a un finale parlato in cui Joost ammette di non avere più un padre né dei soldi, e sussurra che gli manca ogni giorno.

È il momento in cui il gabber smette di essere pura energia e diventa memoria, la parte che il pubblico ricorda meno e che invece spiega tutto il resto.

Anche il video, diretto da Véras Fawaz, segue la stessa logica a doppio fondo e dietro costumi e coreografie da meme compaiono figure note al pubblico olandese (come S10 (rappresentante ai Paesi Bassi nel 2022), René Froger dei De Toppers (in gara nel 2009) ed Emma Wortelboer, portavoce olandese nel 2019, mentre Tim Haars torna nei panni di Gerrie).

Nel finale una casa prende fuoco insieme alla foto di famiglia, un’immagine che Joost Klein ha collegato esplicitamente al proprio percorso terapeutico, allo scrivere una parte della propria storia e poi bruciarla per lasciare spazio a qualcosa di nuovo, non per cancellare i genitori ma per sopravvivere alla loro assenza.

La candidatura è arrivata dopo una petizione lanciata dai due speaker del programma radiofonico NPO 3FM VoorAan, che ha raccolto oltre 25mila firme per spingere l’emittente a scegliere proprio lui, già noto come ex YouTuber (EenhoornJoost) e reduce dal successo di Friesenjung.

AVROTROS ne annuncia la scelta il 14 novembre 2023 mentre il brano debutta il 29 febbraio 2024 durante De Avondshow met Arjen Lubach e scala rapidamente sia le classifiche olandesi. 

Nella prima giornata piena di disponibilità supera 1,2 milioni di ascolti su Spotify nei soli Paesi Bassi, più del milione circa raggiunto da Arcade di Duncan Laurence il giorno dopo la vittoria eurovisiva del 2019.

A Malmö il personaggio è completato dal palco, nel suo completo blu vistoso, con Appie Mussa nei panni dell’uccello blu e una performance sospesa fra concerto hardcore, cartone animato e rito collettivo. 

Nella seconda semifinale i Paesi Bassi raccolgono numeri da favorita vera, con la finale che lo attende.

Ma è adesso che tutto si complica. 

Dopo l’esibizione in semifinale, secondo la versione di AVROTROS, Joost era stato più volte ripreso mentre correva verso la green room nonostante avesse chiesto di non essere filmato e nonostante, sempre secondo l’emittente olandese, esistessero accordi in tal senso. 

L’EBU ha successivamente contestato l’esistenza di un accordo scritto in quei termini, ed è un punto su cui le due versioni restano divergenti.

Una camerawoman presenta denuncia alla polizia svedese per un gesto compiuto verso la telecamera. 

Nessun contatto fisico con la donna, ma lei è caduta e la sua camera è stata danneggiata da questo evento.

La polizia apre un’indagine per minacce. 

Il 10 maggio Joost Klein scompare dalle prove e salta il jury show. 

Ed ecco che il giorno della finale, a poche ore dalla diretta, arriva il comunicato che lo esclude invocando la politica di tolleranza zero del concorso.

La finale parte con venticinque paesi e ai televotanti viene persino detto di non provare a votarlo, pena conseguenze legali.

Per settimane i Paesi Bassi si mobilitano. 

AVROTROS parla apertamente di sanzione sproporzionata, il commentatore Cornald Maas la definisce vergognosa, i carillon delle chiese olandesi suonano Europapa, l’hashtag justice for Joost diventa virale, NPO Radio 2 cancella per protesta la sua storica Top 50 eurovisiva e il collega Nielson gli dedica una canzone chiamandolo eroe; l’emittente arriva persino a minacciare, mesi dopo, di riconsiderare la partecipazione olandese ai prossimi Eurovision se non arriveranno aggiustamenti strutturali nella gestione di questi casi.

Poi, il 12 agosto 2024, il procuratore di Malmö Fredrik Jönsson archivia tutto. 

Ma l’archiviazione non ha annullato la squalifica, e il piano penale e quello disciplinare dell’EBU sono rimasti separati. 

L’EBU ha continuato a sostenere che Joost Klein avesse violato le regole del contest indipendentemente dall’esito giudiziario.

Una decisione dell’EBU che resta difficile da difendere nella sua proporzionalità.

Che chi lavora all’Eurovision abbia diritto a non subire comportamenti intimidatori è sacrosanto, su questo non dovrebbe esserci nemmeno discussione.

Ma una cosa è fissare uno standard di sicurezza, un’altra è applicare la sanzione massima possibile mentre i fatti sono ancora tutti da accertare.

Questa squalifica non è comunque un caso isolato nella storia del concorso, anche se appartiene a una categoria completamente diversa dalle altre.

Nel 2016 la Romania viene squalificata a diciassette giorni dalla gara.

Ovidiu Anton dopo aver vinto la selezione nazionale con Moment of Silence, aveva già fatto il promo tour a Londra, compariva già sul CD ufficiale dell’edizione, quando l’EBU sospende l’emittente rumena TVR da tutti i servizi associativi per debiti accumulati dal 2007, quantificati circa 16 milioni di franchi svizzeri.

Ovidiu Anton non ha colpa, è punito per un bilancio mai quadrato.

La Moldavia gli offre persino di salire sul palco in duetto con Lidia Isac su Falling Stars ma lui rifiuta, perché non voleva un contentino, voleva la sua canzone.

Nel 2005 il Libano avrebbe dovuto debuttare a Kiev con Aline Lahoud e Quand tout s’enfuit. 

Era già presente nel materiale promozionale ufficiale, ma la legislazione libanese vieta la trasmissione di contenuti israeliani mentre il regolamento del contest impone alle emittenti di mandare in onda l’intero show, esibizione israeliana compresa.

Télé Liban cancella la lista dei partecipanti dal proprio sito sostituendola col link ufficiale, poi ammette di non poter garantire la trasmissione. 

L’EBU concede ventiquattro ore ma non arriva una soluzione e il 18 marzo 2005 il Libano si ritira pagando una multa e ricevendo tre anni di bando.

Non è più tornato da allora, proprio come la Tunisia aveva già scelto di non presentarsi nel 1977 per motivi analoghi.

Nel 2009 la Georgia decide di portare a Mosca, a pochi mesi dalla guerra russo-georgiana, gli Stephane & 3G con We Don’t Wanna Put In, un titolo che gioca in modo fin troppo esplicito sul cognome di Vladimir Putin.

L’EBU giudica il testo incompatibile con il divieto di contenuti politici e offre l’alternativa tra riscriverlo e cambiare canzone entro il 16 marzo.

La Georgia rifiuta entrambe le strade e si ritira, in un’edizione che si tiene proprio nella capitale russa.

Nel 2017 tocca alla Russia di Julija Samojlova, a cui le autorità ucraine negano l’ingresso per tre anni per essersi esibita in Crimea dopo l’annessione. 

L’EBU propone persino un collegamento satellitare, la Russia lo rifiuta e non partecipa a Kiev.

Nel 2021 la Bielorussia sceglie i Galasy ZMesta e ci prova due volte, prima con Ya Nauchu Tebya che viene letta come una presa in giro delle proteste democratiche contro Lukašenko, poi con Pesnya pro zaytsev, bocciata per gli stessi motivi. 

L’EBU respinge entrambe e finisce per espellere anche l’emittente BTRC per ingerenze governative.

Infine, il 25 febbraio 2022, il giorno dopo l’invasione russa dell’Ucraina, l’EBU esclude la Russia dall’intera competizione citando il rischio di discredito per il concorso. 

È la decisione più netta di tutte, priva di qualsiasi tira e molla procedurale.

Messe in fila, queste storie raccontano che l’Eurovision non ha mai squalificato solo una canzone. 

Ha squalificato un debito, una legge nazionale, un gioco di parole scomodo, un’intera nazione in guerra.

Joost Klein resta l’unico caso legato non a un testo o a un bilancio, ma alla condotta personale di un artista in un episodio circoscritto, dietro le quinte, mai sfociato in un’accusa penale.

Ed è forse proprio per questo che Europapa ha continuato a vivere fuori dal contesto eurovisivo. 

Ottiene il diamante in patria, entra in decine di classifiche europee, supera i 180 milioni di ascolti su Spotify. 

L’Eurovision ha potuto cancellare il nome di Joost Klein dall’ordine di uscita della finale, ma non i tre minuti che il pubblico aveva già ascoltato, votato e amato.

Joost non ha portato a casa un piazzamento, ma ha regalato un ricordo.

E a distanza di oltre due anni sono sicuro che sia la seconda cosa ad avere più valore.

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