
Interprete: Go_A
Autori: Taras Shevchenko, Kateryna Pavlenko (testo e musica)
Città/paese organizzatore: Rotterdam (Paesi Bassi) – 2021
Paese vinicitore: Italia
Top 5
1. Italia – Måneskin – Zitti e buoni – 524 punti
2. Francia – Barbara Pravi – Voilà – 499 punti
3. Svizzera – Gion’s Tears – Tout l’univers – 432 punti
4. Islanda – Daði & Gagnamagnið – 10 years – 378 punti
5. Ucrania – Go_A – Šum – 364 punti
Go_A avevano alle spalle un anno sospeso, il 2020, quando avrebbero dovuto debuttare con Solovey dopo aver vinto il Vidbir con un plebiscito totale.
L’emittente ucraina li confermò comunque per il 2021, e quel gesto aprì una strada nuova.
La band, fondata nel 2012 da Taras Shevchenko, aveva sempre avuto un’idea molto chiara, una poetica che li vede mescolare elettronica contemporanea e folklore ucraino senza addolcirlo, senza trasformarlo in cartolina.
Kateryna Pavlenko, con la sua voce impostata secondo la tecnica del white voice, era la chiave per far convivere quei due mondi.
Non è una voce pop, è un canto aperto, penetrante, quasi sciamanico, che richiede un controllo respiratorio diverso da qualsiasi impostazione moderna.
Durante le prove a Rotterdam i tecnici dovettero persino adattare i microfoni per evitare che le frequenze più acute saturassero l’audio dell’arena.
SHUM, nella sua prima incarnazione, era un brano più lungo, più oscuro, costruito come un rituale live basato su vesnianky e hayivky, i canti primaverili con cui i contadini ucraini invocavano il risveglio della natura.
Il titolo significa “rumore”, ma nelle radici proto‑slave rimanda anche alla foresta, al suo spirito, a quel fremito che annuncia la primavera.
La melodia principale proveniva da un canto registrato nella regione di Poltava, e la band dovette ottenere un permesso specifico per utilizzarlo.
Il revamp del 9 marzo 2021 accorciò la durata, riscrisse le strofe, lasciò intatto solo il ritornello “Siyu, siyu, zeleney”, che molti spettatori internazionali interpretarono come un improbabile “See you, see you, green a way”, diventato meme virale prima ancora della semifinale.
Il videoclip della versione eurovisiva fu girato vicino alla zona di Chernobyl, con un’estetica post‑apocalittica che non era solo una scelta visiva.
La band voleva ricordare come il disastro del 1986 avesse disperso culture locali e tradizioni legate proprio a quei territori.
La versione precedente del video, girata con un semplice telefono, era diventata virale per caso, scambiata da molti per un commento sulla pandemia, anche se non era nata con quell’intento.
Sul palco di Rotterdam, SHUM prese la sua forma definitiva.
La regia costruì un cerchio di luce bianca al centro del palco, simbolo del sole e dei riti agricoli. Kateryna indossava un corsetto nero di eco‑pelle con spalle da armatura sciamanica e una gonna verde fluo che evocava il muschio dei boschi ucraini.
Portava una parrucca tagliata a scodella per richiamare le acconciature tradizionali dei villaggi della Poltava.
Attorno a lei, i musicisti compivano gesti rituali, come seminare canapa, richiamando antiche usanze contadine. Il fumo delle prime prove copriva le luci, così la delegazione chiese di sostituirlo con fasci laser verdi, diventati poi uno dei simboli visivi dell’edizione.
La performance fu talmente particolare che durante le prove, quando Kateryna dovette assentarsi per motivi di salute, una cantante olandese, Emmie van Stijn, la sostituì temporaneamente eseguendo il brano in un ucraino perfetto.
La band, colpita dalla dedizione, la volle accanto a sé nella Green Room durante la semifinale.
Il risultato fu un’esplosione.
Nessun paese la mise fuori dalla propria top ten, e in Italia nacque un vero e proprio affetto spontaneo, alimentato dai social e dalla forza visiva dell’esibizione.
Fu anche un segnale più ampio: per la prima volta dal 1995 nessuna canzone in inglese finì sul podio, e quattro delle prime cinque erano in lingue diverse dall’inglese. SHUM contribuì a ridefinire l’idea di cosa potesse funzionare all’Eurovision.
Il successo però non si fermò lì.
Il brano entrò nella Billboard Global 200, dominò le classifiche virali di Spotify, superò i cento milioni di stream, generò oltre un milione di video su TikTok e scalò le classifiche di mezza Europa.
La band registrò persino suoni ambientali nella foresta di Koncha‑Zaspa all’alba, catturando il canto degli uccelli che si sente nell’intro. Il sopilka di Didenchuk, un doppio flauto artigianale con una canna stonata di un quarto di tono, permetteva di riprodurre scale rituali impossibili da ottenere con strumenti temperati.
Dopo il contest, i Go_A rifiutarono ogni proposta di tradurre il brano in inglese.
Preferivano portarlo in tour così com’era, convinti che il pubblico potesse accogliere una lingua diversa senza filtri.
Il tour del 2022 fu interrotto dall’invasione russa, ma riprese nel 2023 come progetto di beneficenza per gli ospedali ucraini, trasformando SHUM in un simbolo di resistenza culturale oltre che di rinascita.
Alla fine, SHUM è un ponte tra passato e futuro, tra boschi mitici e palchi europei, tra rituali agricoli e cassa dritta da club.
È un richiamo alla vita, alla natura, alla collettività.
I Go_A hanno portato un pezzo di Ucraina primordiale dentro un’arena moderna, e il pubblico ha risposto ballando un rito di primavera proprio mentre l’Europa usciva dal suo inverno più lungo.
