
Interprete: Teddy Scholten
Autori: Dick Schallies e Willy van Hemert (musica e testo)
Città/paese organizzatore: Cannes (Francia) – 1959
Paese vincitore: Paesi Bassi
Top 5
- Paesi Bassi –Teddy Scholten – ‘n Beetje– 21 punti
- Regno Unito – Pearl Carr e Teddy Johnson – Sing little Birdie – 16 punti
- Francia – Jean Philippe – Oui, oui, oui, oui – 15 punti
- Svizzera – Christa Williams – Ingendwoher – 14 punti
- Danimarca – Birthie Wilke – Uh, jeg ville ønske jeg var dig – 12 punti
Siamo a Cannes, è il 11 marzo 1959, e al Palais des Festivals et des Congrès va in scena la quarta edizione del Eurovision Song Contest, con undici paesi in gara.
Quella sera i Paesi Bassi diventano il primo paese a vincere due volte, appena due anni dopo Net als toen e recuperando lo scivolone che l’anno prima li vide ultimi.
A riportare la vittoria a casa è ‘n Beetje, spesso riportata anche nella forma estesa Een beetje (“un po’”), nell’interpretazione di Teddy Scholten.
Il brano nasce dall’incontro fra due firme che il Festival lo conoscevano già bene.
Infatti la musica è di Dick Schallies mentre il testo è di Willy van Hemert, che insieme avevano scritto (e già vinto con) Net als toen.
La canzone ha un ritmo vivace da foxtrot dal passo mobile e leggero e rompe con le ballate solenni e le atmosfere da chanson che avevano dominato le prime tre edizioni.
La protagonista della canzone, in risposta al compagno che le chiede della propria fedeltà, risponde con un disarmante “un po’ “, ammettendo che tutti prima o poi si innamorano di qualcun altro e che quindi nessuno può davvero garantire una fedeltà assoluta.
Il testo gioca su rime interne e immagini quotidiane, passando dal cuore paragonato a un armadio con lo sportellino a un rendez-vous al caffè, fino a un’allusione colta al Faust di Goethe e alla sua Gretchen, dettaglio che regala al ritornello pop una piccola patina letteraria.
È un’ammissione spiazzante per l’epoca, resa leggera dal fraseggio e dal sorriso complice di Scholten, che durante l’esibizione arriva persino a guardare dritto in camera nel momento chiave del ritornello.
Un contatto visivo con il pubblico da casa insolito per la regia televisiva ancora statica di fine anni Cinquanta, ma che dimostra tutta la maestria della cantante.
L’interprete è Dorothea Margaretha van Zwieteren, in arte Teddy Scholten.
Non era sicuramente una debuttante dato che lavorava già da anni nello spettacolo, formando anche una coppia con il marito Henk Scholten dal 1951, ed era stata invitata dalla Coca-Cola a esibirsi negli Stati Uniti già nel 1950, una delle prime artiste pop olandesi a farlo.
La sua presenza però non fu affatto scontata.
Il 17 febbraio 1959, negli studi AVRO di Hilversum, la NTS organizza il Nationaal Songfestival condotto da Karin Kraaykamp e la formula prevede che ogni brano venga presentato due volte da interpreti diversi, una con l’orchestra al completo e una in versione ridotta, proprio per valutare separatamente composizione e resa scenica, un correttivo introdotto dopo l’ultimo posto di Corry Brokken l’anno prima con Heel de wereld.
‘n Beetje viene eseguita sia da Scholten con l’orchestra, che da John de Mol in versione meno pomposa.
Non è un dettaglio da poco poiché quel John de Mol non era un comprimario qualsiasi.
Era soprannominato il “Frank Sinatra olandese” per il successo di El Paso eaveva già tentato la strada per l’Eurovision nel 1957, poi poi tornare a riproverci nel 1960 senza mai arrivare alla finale europea, ma oggi è più noto per essere il padre di John de Mol Jr., futuro fondatore di Endemol e inventore del Grande Fratello, e di Linda de Mol notissima conduttrice televisiva.
Nella stessa selezione compaiono anche Corry Brokken, che fallisce il tentativo di di ottenere una quarta partecipazione consecutiva, e Greetje Kauffeld, che la NTS designerà internamente per rappresentare i Paesi Bassi due anni dopo.
Prima ancora della finale nazionale esistevano già due incisioni del brano.
Una con l’orchestra di Jan Corduwener, più lenta e commercialmente fiacca, e una successiva, richiesta a Jack Bulterman, con un arrangiamento da big band molto più scattante e vicino a quello poi portato a Cannes.
A Cannes Scholten si esibisce dopo Jacques Pills per Monaco, padre della vincitrice dell’anno successivo, con Mon ami Pierrot e prima delle gemelle Kessler per la Germania Ovest con Heute Abend wollen wir tanzen geh’n.
Nel dettaglio dei voti, la giuria italiana assegna a Scholten ben sette preferenze su dieci disponibili, la concentrazione più alta della serata.
Proprio quei sette voti italiani hanno alimentato per decenni una diceria mai confermata, secondo cui l’Italia avrebbe spinto così tanto sui Paesi Bassi per sbarrare la strada a Francia e Regno Unito.
Un aneddoto che resta una congettura di storia eurovisiva, mai passato alla conferma documentale.
La cronaca dell’epoca racconta un clima di sorpresa generale.
L’Eindhovens Dagblad del giorno dopo definisce la performance eccellente e sorprendentemente fresca, capace già a metà serata di distinguersi dal resto del programma, notando persino un certo scetticismo del direttore d’orchestra van der Linden verso la resa della stessa.
Anche DutchNews.nl, ripercorrendo decenni dopo la storia olandese al concorso, la definirà una vittoria a sorpresa, dato che tutti i pronostici davano per favorito il Regno Unito.
La serata regala anche un paio di stranezze rimaste uniche nella storia della manifestazione.
Infatti per la prima e unica volta vengono ripresentati in chiusura non solo il brano vincitore ma anche quelli arrivati secondo e terzo; e la medaglia destinata agli autori vincitori, che avrebbe dovuto essere consegnata durante la cena delle delegazioni, viene invece assegnata a Scholten già a fine trasmissione da Jean d’Arcy, direttore dei programmi della RTF.
Il successo del brano innesca una circolazione multilingue insolita per il 1959, quando le versioni straniere non erano ancora prassi consolidata.
Teddy Scholten incide ‘n Beetje in tedesco, in francese, in italiano e in svedese come Om våren, oltre a una versione inglese per la BBC.
In Finlandia il brano viene reinterpretato da Seija Karpiomaa come Vain hiukan, segno di come a fine anni Cinquanta le canzoni vincitrici viaggiassero spesso attraverso adattamenti locali più che tramite la registrazione originale.
Nel Paesi Bassi si trovava anche con una versione olandese, incisa col marito, di Sing, Little birdy.
Per la Scholten il brano resta il simbolo della carriera, anche se lei stessa lo definirà più volte, nelle sue memorie, una semplice canzonetta scanzonata capitata al momento giusto, non certo la sua preferita in repertorio.
Parlerà di un rapporto ambivalente con quei tre minuti di Cannes, che le aprirono molte porte ma finirono anche per oscurare il resto della sua attività, proseguita a lungo tra radio, teatro e televisione olandese, e culminata pure in un ritorno nell’universo eurovisivo come commentatrice per la tv olandese nelle edizioni del 1965 e del 1966.
‘n Beetje viene spesso indicata come il primo vero spartiacque della storia del concorso, la prima capace di introdurre gli ingredienti che avrebbero poi definito l’identità dell’Eurovision, un testo meno innocuo di quanto sembri, un ritmo più sostenuto, energia scenica e una vena di autoironia molto olandese.
Non è una grande dichiarazione d’amore, ma proprio nella sua piccola confessione parziale sta il motivo per cui questa canzone ha aperto la strada a quella leggerezza colta che l’Eurovision avrebbe imparato ad amare negli anni a venire.
