Net als toen

Net als toen

Interprete: Corry Brokken
Autori: Guus Jansen e Willy van Hemert  (musica e testo)

Città/paese organizzatore:  Francoforte (Germania Ovest) – 1957
Paese vincitore: Paesi Bassi

Top 5

  1.  Paesi Bassi –Corry Brokken  – Net als toen31 punti
  2.  Francia – Paule Desjardins – La belle amour17 punti
  3.  Danimarca – Birthe Wilke & Gustav Winckler –  Skibet skal sejle i nat10 punti
  4. Germania Ovest  – Margot Hielscher – Telefon, Telefon8 punti
  5. Lussemburgo – Danièle Dupré – Amours mortes – 8 punti

Corry Brokken sale sul palco del Großer Sendesaal dell’Hessischer Rundfunk di Francoforte il 3 marzo 1957 e in tre quarti d’ora, come racconterà lei stessa più avanti, la sua vita cambia completamente.

L’Eurovision sperimenta la televisione e i Paesi Bassi si presentano con “Net als toen“, (Proprio come allora), conquistando la loro primissima vittoria nella storia del concorso.

La NTS aveva inizialmente affidato la selezione dei brani alla WTL, l’associazione dei parolieri e compositori di musica leggera, ma dopo una serie di attriti dovuti al rifiuto di gran parte delle loro proposte l’associazione si ritira, costringendo l’emittente a rivolgersi direttamente a Guus Jansen per la musica, e a Willy van Hemert per il testo

Prima di arrivare in Germania, il brano deve passare per il Nationaal Songfestival, andato in onda il 3 febbraio 1957 negli studi AVRO di Hilversum.
Otto canzoni in gara, quattro interpreti che ne cantano due a testa, orchestra Metropole diretta da Dolf van der Linden. Il pubblico vota per cartolina, e ne arrivano 17.433.
Net als toen” ne raccoglie 6.927, quasi il quaranta per cento, staccando nettamente la seconda classificata, che è un’altra canzone della stessa Brokken, “De messenwerper“.
Il risultato però si scopre solo il 16 febbraio.
La selezione non fu priva di polemiche dato che per completare il quartetto di interpreti venne coinvolta Hea Sury, moglie di un membro della commissione di selezione, alimentando sospetti di favoritismo.

Il testo di “Net als toen” è più adulto di quanto ci si aspetterebbe da una canzone di metà anni Cinquanta.
Non è una storia d’amore che sboccia né una rottura drammatica.
È una moglie che si rivolge al marito, ormai perso dietro al giornale, e gli chiede di ricordare i primi tempi, quando la corteggiava, le portava rose, arrossiva nel vederla e le diceva quanto fosse bella.
Lui appesantito con i capelli ormai grigi,l, mentre lei si domanda se la consideri ancora viva, se sia ancora quella donna.

Il ritornello porta la richiesta quasi disarmante di tornare a essere gentili, “proprio come allora“.

Nessuna minaccia di andarsene, nessuna scena melodrammatica, solo il tentativo di risvegliare la memoria dell’innamoramento, e proprio questo rende il pezzo più sottile di quanto sembri a un primo ascolto.

Sul palco di Francoforte, Corry Brokken si esibisce accompagnata dal violinista Sem Nijveen, primo violino della Metropole Orkest, che non si limita ad accompagnarla ma dialoga apertamente con la sua voce, con un assolo esteso che diventa quasi una seconda voce narrante.

L’esecuzione live dura circa quattro minuti e mezzo, molto più della versione in studio (tre minuti e ventitré-ventisette secondi), esagerando con i tempi, come Nunzio Gallo, che va oltre i cinque minuti.

Fu proprio questo a spingere l’EBU a introdurre prima un limite di tre minuti e mezzo e poi la regola definitiva dei tre minuti.
Il sistema di voto del 1957 è ancora semplice e “Net als toen” parte subito in testa grazie ai sette punti della Svizzera, la prima a votare, e non lascia più la vetta, essendo l’unica canzone della serata a ricevere consensi da ogni singolo paese votante.

Un’unanimità geografica che porta a una vittoria mai davvero in discussione.

Il premio è una medaglia disegnata dallo scultore tedesco Hans Mettel, con il simbolo dell’Eurovisione e la scritta “Grand Prix 1957” da un lato, la figura mitologica di Europa sul toro dall’altro, consegnata al compositore.

Il successo, in patria, non fu accolto senza scetticismo.
Alla vigilia il De Telegraaf parlava di cauto ottimismo, mentre l’Algemeen Handelsblad si mostrava assai più duro, giudicando il brano privo di reali chance internazionali e criticando le modalità stesse della selezione nazionale.
Il verdetto di Francoforte avrebbe smentito clamorosamente i secondi.
Poche settimane dopo, però, arrivò un altro colpo di scena: il settimanale Elsevier Weekblad accusò il ritornello di essere modellato sulla canzone francese “J’ai rendez-vous avec vous“, tanto che Guus Jansen, sentendosi accusato di plagio, portò la rivista in tribunale.
Un episodio quasi dimenticato, ma che racconta quanto la canzone fosse già oggetto di attenzione e polemica.

Sul piano discografico, il singolo uscì per l’etichetta belga Ronnex Records, con “Wees maar niet boos” sul lato B, e rimase cinque settimane in classifica nei Paesi Bassi (raggiungendo l’ottava posizione) e dodici settimane nelle Fiandre belghe (tredicesima posizione).
Un successo solido ma non travolgente.

Corry Brokken ne incise comunque versioni in francese, “Tout comme avant“, e in tedesco, “Damals war alles so schön“, quest’ultima poi ripresa da Margot Eskens, futura concorrente Eurovision nel 1966.

Il brano generò cover anche:
– in danese come “Vaer som du var” nella voce di Birthe Wilke, che quella stessa edizione del 1957 partecipava in coppia con Gustav Winckler (la coppia passata alla storia per il primo bacio appassionato sul palco eurovisivo) e che sarebbe tornata in gara anche nel 1959;
– in svedese come “Säg att jag drömt” con Gunnar Thim;
– e perfino in italiano, come “Come una volta” nell’interpretazione di Christina Jorio.
Nei decenni successivi la canzone è confluita in una ventina abbondante di raccolte dedicate alla storia del festival.

La parabola personale di Corry Brokken resta uno dei casi più singolari nell’albo d’oro del concorso.

Aveva debuttato nel 1956 e dopo il trionfo del 1957, torna in gara nel 1958 con “Heel de wereld” e si ritrova, clamorosamente, ultima a pari merito con il Lussemburgo, con un solo punto.
Un ribaltamento che fa di lei l’unica interprete nella storia dell’Eurovision ad aver vinto in un’edizione e a essersi classificata ultima in quella immediatamente successiva.

Nel 1976 torna come conduttrice dell’edizione organizzata all’Aia, come prima ex vincitrice a passare dalla parte opposta, e nel 1997 appare come portavoce dei voti nederlandesi.

Nel frattempo, lasciata la musica, aveva intrapreso studi di giurisprudenza fino a diventare giudice di tribunale, senza mai rinnegare il brano che nel 1957 aveva conquistato un intero continente.

Quella vittoria ebbe anche una conseguenza pratica non da poco.
Fu proprio da qui che nasce l’idea che il paese vincitore ospitasse l’edizione successiva.

Net als toen” non gode di un giudizio unanimemente lusinghiero.
Nel 2022 l’Independent, stilando una classifica di tutte le vincitrici della storia del contest, l’ha piazzata al 63° posto su 68, bollandola come eccessivamente dilatata nei tempi, mentre Screen Rant osserva che non regge il confronto con la popolarità raggiunta da vittorie successive.
Eppure resta una canzone che ha scritto le regole del gioco ancora prima che il gioco avesse davvero un manuale.
La prima vittoria olandese, la prima canzone capace di superare un terzo dei voti disponibili sia in finale nazionale sia all’Eurovision, e l’innesco della regola dei tre minuti che ancora oggi disciplina il concorso.

Nessuna retorica, nessun virtuosismo esibito.
Solo una voce misurata, un violino che disegna il ricordo, e la richiesta semplicissima di tornare a essere, “proprio come allora“, che nel 1957 bastò a convincere un intero continente.

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