Siren Song

Siren Song

Le vittorie fantasma: quando il Vidbir premia una canzone che poi non arriva mai all’Eurovision.

C’è un lato dell’Eurovision che non si vede mai in diretta, fatto di contratti mai firmati, timbri di frontiera contestati e regolamenti trasformati in armi politiche.
Vincere la selezione nazionale dovrebbe essere il traguardo, il momento in cui un brano si guadagna il diritto di rappresentare il proprio paese davanti a centinaia di milioni di spettatori, eppure la storia recente del contest è piena di casi in cui quel percorso si è interrotto all’improvviso, lasciando dietro di sé polemiche, fratture e un mucchio di “what if” che i fan continuano a discutere anni dopo.
Negli ultimi anni nessun paese ha vissuto situazioni così emblematiche come l’Ucraina, protagonista di due episodi clamorosi separati da appena tre anni: quello di Maruv con “Siren Song” nel 2019 e quello di Alina Pash con “Shadows of Forgotten Ancestors” nel 2022.

Hanna Korsun, in arte Maruv, nata nel 1991 a Pavlohrad, arrivava al Vidbir 2019 già nota per il successo di “Drunk Groove” con il progetto Maruv & Boosin. Curiosamente “Siren Song” non era nemmeno prevista in gara all’inizio: entrò in corsa solo il 22 gennaio 2019, dopo che “Ochi” di Tayanna venne ritirata all’ultimo momento. Il brano, scritto dalla stessa Maruv con Mykhailo Busin, era una traccia electro-pop ipnotica, costruita apposta per i tre minuti regolamentari, con un ritornello immediato, il celebre inciso “Bang!” e una performance dichiaratamente provocatoria, con una coreografia in tacco dodici, estetica fetish e burlesque, che giocava sull’immaginario delle sirene mitologiche che attirano e inghiottono chi le segue.
Il singolo uscì il 13 febbraio 2019, pochi giorni prima della finale, mentre il videoclip ufficiale arrivò solo il 5 aprile, quando la partecipazione era ormai definitivamente sfumata, e raccolse comunque milioni di visualizzazioni.
Le fasi del Vidbir si tennero il 9, il 16 e il 23 febbraio 2019, con una giuria che comprendeva Jamala, Andriy Danylko e Yevhen Filatov: nella semifinale la giuria non l’aveva premiata più di tanto (appena 6 punti contro gli 8 del televoto), ma in finale il pubblico ribaltò tutto, consegnandole il primo posto nel televoto e il secondo nel voto della giuria, una combinazione che le valse la vittoria complessiva e il biglietto per Tel Aviv.
Il trionfo durò pochissimo.
UA:PBC, la televisione pubblica ucraina che organizzava il Vidbir insieme all’emittente privata STB, sottopose a Maruv un contratto durissimo: cancellazione di tutti i concerti già programmati in Russia, divieto di qualsiasi apparizione mediatica o intervista non autorizzata (pena una multa fino a due milioni di grivnie, circa 67mila euro), l’obbligo di pagarsi di tasca propria il viaggio verso Israele, il divieto assoluto di improvvisare sul palco e persino la richiesta di sostenere pubblicamente la linea del servizio pubblico sulla guerra e sui rapporti con Mosca. Anche il vice primo ministro e ministro della Cultura Vyacheslav Kyrylenko intervenne pubblicamente, sostenendo che chi faceva tournée in Russia non dovesse rappresentare il paese.
Maruv, che all’epoca aveva un contratto discografico proprio con Warner Music Russia e una parte consistente del pubblico oltre confine, percepì il documento come un tentativo di trasformarla in uno strumento di propaganda.
Lo definì “simile alla schiavitù” e si descrisse come “una musicista, non un’arma nella scena politica”.
Le furono concesse 48 ore per firmare, ma dopo una trattativa fiume di oltre cinque ore la rottura divenne definitiva.
A quel punto UA:PBC provò a offrire il posto ai secondi classificati, i Freedom Jazz, e poi ai terzi, le Kazka.
Però entrambe le proposte furono rifiutate, per solidarietà verso la collega e per rispetto del verdetto popolare.
Senza nessun artista disposto ad accettare quelle condizioni, il 27 febbraio 2019 l’Ucraina annunciò il ritiro totale dall’Eurovision di Tel Aviv, rompendo una tradizione di partecipazioni di successo arrivata dopo due vittorie storiche, quella di Ruslana nel 2004 e quella di Jamala nel 2016.
Il destino della canzone, però, fu tutt’altro che segnato.
Siren Song” diventò un enorme successo commerciale nell’area post-sovietica, arrivando al triplo disco di platino in Russia.
Un paradosso non da poco, visto che era stata proprio la questione dei rapporti con la Russia a far saltare tutto.
Il brano continuò a circolare nelle playlist e ad alimentare il dibattito sui social come uno dei grandi “what if” della storia recente del contest, mentre Maruv, negli anni successivi, non smise di criticare apertamente sia il broadcaster ucraino sia alcune scelte artistiche dell’edizione 2019, consolidando la propria immagine di figura difficile da addomesticare.

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