Stefania

Stefania

Interprete: Kalush Orchestra
Autori: Ihor Didenchuk, Tymofii Muzychuk, Vitalii Duzhyk, Anton Chilibi, Ivan Klymenko e Oleh Psiuk (Testo e musica)
Città/paese organizzatore: Torino (Italia) – 2022
Paese vincitore: Ucraina

Top 5

1. Ucraina – Kalush Orchestra – Stefania631 punti

2. Regno Unito – Sam Ryder – Space Man – 466 punti

3.  Spagna – Chanel – SloMo – 459 punti

4.  Svezia – Cornelia Jakobs – Hold Me Closer – 438 punti

5.  Serbia – Konstrakta – In corpore sano – 312 punti

Era nata come una dedica privata, una ninna nanna rap-folk scritta da Oleh Psiuk per sua madre, Stefania, senza alcuna ambizione di diventare un inno nazionale.
Tre minuti sorretti su un equilibrio insolito tra rap contemporaneo che scorre nelle strofe, la sopilka e la telenka che rispondono con melodie antiche, il ritmo urbano che si intreccia con un folklore che arriva da un tempo senza tempo.
La canzone parla di capelli che diventano grigi mentre i campi fioriscono, di una madre che culla un bambino anche quando la stanchezza la piega.
È una fotografia affettiva che, quando viene presentata, nessuno immaginava potesse trasformarsi in un simbolo collettivo.
Il percorso verso l’Eurovision non è stato di certo lineare.
Al Vidbir la Kalush Orchestra arrivò seconda dietro Alina Pash.
Una controversia legata ad un viaggio in Crimea e alla modalità di accesso nella penisola contesa, la costringe ad un ritiro, così l’emittente UA:PBC propose al gruppo di rappresentare l’Ucraina.
Accettarono il 22 febbraio.
Solo due giorni dopo la Russia invase il Paese.
Ed è lì che Stefania cambiò pelle.
Quella madre del testo smise di essere solo la madre di Oleh Psiuk e diventò, complice il sentimento popolare e il bisogno di un abbraccio collettivo, la madrepatria stessa.

Le strofe che parlavano di ritrovare la strada di casa anche tra le macerie iniziarono a circolare sui social come colonna sonora scelta spontaneamente della resistenza.
La madre di Oleh Psiuk, tra l’altro, scoprì la canzone per la prima volta seduta tra il pubblico del Vidbir, ignara che il suo nome sarebbe diventato un simbolo europeo.
La preparazione all’Eurovision fu segnata da ostacoli che oggi sembrano parte integrante del mito.
Tra permessi speciali per lasciare il Paese, prove frammentate e un membro della formazione originale che rimane a combattere.
Quando la Kalush Orchestra arrivò a Torino, portò sul palco un’esibizione che mescolava breakdance, costumi folk rivisitati, energia urbana e un cappello rosa diventato iconico.
La semifinale fu un trionfo, ma la finale ancora di più.
Si trovarono quarti per le giurie, ma poi arrivò il televoto, 439 punti, il punteggio più alto mai registrato nella storia del contest.
Un plebiscito che trasformò Stefania nella prima canzone rap a vincere l’Eurovision, la prima interamente in ucraino, e la prima “ripescata” a conquistare il trofeo.

Il momento che ha fissato tutto nell’immaginario europeo è arrivato subito dopo l’esibizione.
Oleh Psiuk, con il suo cappellino da pescatore rosa, si fa portavoce di tutti gli ucraini e chiese aiuto per Mariupol e Azovstal.

Un appello politico, tecnicamente vietato, che l’EBU lasciò passare come messaggio umanitario.

Da quel momento, Stefania cambiò volto.
Non era più solo una semplice canzone in gara, diventava un simbolo, un nuovo canto di resistenza.

Il giorno dopo la vittoria, la band pubblicò il videoclip ufficiale, girato tra le rovine reali di Buča, Irpin’, Borodjanka e Hostomel.
Donne soldato che salvano bambini dalle macerie e li riportano alle loro madri.
immagini crude, lontane da qualsiasi estetica da festival, che trasformano la canzone in un documento di guerra. Alcune comparse erano madri vere di quei quartieri.
Il video consolidò definitivamente la metamorfosi del brano che in pochi mesi la portò da essere un dedica privata a venire riconosciuta come testimonianza collettiva.

Il successo commerciale fu altrettanto sorprendente.
Stefania entrò nelle classifiche di ventidue Paesi, raggiunse la top ten in mezza Europa, il secondo posto nella Billboard US World Digital, e stabilì il record di ascolti giornalieri su Spotify per una canzone in lingua ucraina.
E mentre il mondo la ascoltava, la Kalush Orchestra trasformava la popolarità in aiuti concreti.
Il trofeo dell’Eurovision venne messo all’asta per 900.000 dollari, usati per acquistare droni PD-2 per l’esercito, il cappello rosa fruttò milioni di grivnie come merchandising ufficiale e i concerti e le iniziative benefiche portarono a raccogliere 54 milioni di grivnie.
A Kalush, un treno venne ribattezzato “Stefania Express”, il primo al mondo dedicato a una madre.
Negli anni successivi, la canzone non ha smesso di vivere.
È stata suonata a Glastonbury, alla Royal Horse Guards Parade di Londra, nelle aperture dell’Eurovision 2023 a Liverpool. Le orchestre sinfoniche l’hanno riarrangiata, la diaspora ucraina l’ha cantata in club, teatri e piazze di mezzo mondo.
Su Instagram e Threads continua a circolare come sigla di resistenza, montata su immagini di bunker, soldati, ricongiungimenti.
Anche nei ranking dei fan del 2025 è salita di decine di posizioni, segno che il suo impatto non si è affievolito.
Quando Oleh Psiuk canta “ti cullerò”, nel 2022 milioni di europei hanno sentito l’Ucraina cullare i suoi figli sotto le bombe.
E continuano a sentirlo.
Una ninna nanna diventata memoria, resistenza, identità.

Stefania è nata per una madre semplice di Kalush, in un dialetto musicale che mescola rap di strada e fiati di villaggio, poi la storia ha allargato il suo abbraccio senza bisogno di riscriverne una sillaba.

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