
Aidan Cassar, nato a Żejtun nel 1999, è uno di quei casi in cui la determinazione di un bambino diventa, con una pazienza quasi ostinata, la traiettoria di un adulto. A sette anni aveva già deciso che un giorno sarebbe salito sul palco dell’Eurovision, e quella promessa, fatta in un angolo del sud di Malta tra pietra color miele e profumo di mare, gli è rimasta addosso come un marchio.
Non è arrivato fin lì per caso. Il suo percorso è stato un mosaico di tentativi, inciampi, rinascite e scelte artistiche sempre più consapevoli.
Prima ancora di diventare un nome della scena pop maltese, Aidan ha attraversato una lunga gavetta. Ha partecipato a concorsi giovanili in Italia, Romania, Svizzera, Spagna e Regno Unito, accumulando premi e piazzamenti che gli hanno dato una disciplina scenica rara per la sua età. È stato allievo di Glen Vella, ha studiato con Joshua Alamu e Pamela Bezzina, e nel frattempo si è formato anche come graphic designer, arrivando perfino a collaborare con Warner Music France. Nel 2015 ha tentato la strada del Junior Eurovision, senza qualificarsi, ma pubblicando comunque il suo primo singolo, Rule the World, che segnava già la volontà di costruire una carriera autonoma.
Il vero ingresso nel mondo adulto arriva nel 2018 con Dai Laga al MESC, un debutto turbolento per via di una base musicale di pubblico dominio che lo costringe a rielaborare il brano all’ultimo momento. Nonostante tutto, arriva quarto e si fa notare. Nello stesso periodo prova X Factor Malta, dove viene eliminato ai Judges’ Houses, ma quell’esperienza gli serve per capire che la sua identità artistica non sarebbe nata in un talent, bensì nel lavoro quotidiano, spesso solitario, di chi scrive, produce e sperimenta.
La svolta arriva nel 2021 con Naħseb Fik, la sua prima canzone interamente in maltese. È un gesto di orgoglio culturale in un panorama dominato dall’inglese, e il pubblico lo premia facendo diventare il brano virale, vince un premio per il video ufficiale e supera le 600.000 riproduzioni, numeri enormi per Malta. Da lì in poi, Aidan trova una direzione precisa, un pop luminoso, internazionale, ma radicato nella sensibilità mediterranea.
Il 2022 è l’anno di Ritmu, il brano che lo trasforma in un fenomeno culturale. Arriva secondo al MESC, ma conquista le classifiche, le radio, i social e perfino il London Eurovision Party. Diventa portavoce della giuria maltese all’Eurovision di Torino e si esibisce all’Isle of MTV davanti a decine di migliaia di persone. È il momento in cui Malta inizia a vederlo non più come una promessa, ma come un artista centrale della sua scena pop.
Poi arriva il 2023, l’anno più complicato. Favorito per la vittoria con Reġina, viene squalificato per violazioni del regolamento legate ai social. La vicenda assume toni legali, lui protesta, poi ritira la denuncia e sale comunque sul palco come ospite, trasformando la frustrazione in un medley che ruba la scena ai concorrenti. Reġina era dedicata a sua madre, e forse anche per questo la squalifica brucia più del previsto. Ma Aidan non si ferma: pubblica il suo primo album, This Is AIDAN, e continua a collezionare singoli al numero uno.
Tra il 2024 e il 2025 la sua carriera esplode definitivamente. Pubblica l’EP Wild, Wild, Wild, riempie il MFCC con oltre diecimila persone, firma collaborazioni importanti e consolida una presenza live che pochi artisti maltesi della sua generazione possono vantare. In parallelo, sviluppa un’attenzione quasi maniacale per l’estetica delle performance: costumi, luci, scenografie, tutto passa dalle sue mani, come se ogni brano fosse un piccolo film.
Il 2026 è l’anno della consacrazione. Con Bella vince il MESC e diventa il rappresentante maltese all’Eurovision di Vienna. Il brano, scritto da lui insieme a Joep van den Boom e Sarah Bonnici, è il primo pezzo eurovisivo maltese a includere il maltese nei testi dopo oltre vent’anni, e questa scelta non è un vezzo, ma è un modo per portare sul palco europeo la sua identità, la sua isola, la sua storia. La performance al MESC, tra giochi d’ombra e petali di rosa, mostra un artista ormai pienamente consapevole del proprio linguaggio visivo. Bella entra anche nel suo secondo album, Cowboys Don’t Cry, che chiude un ciclo di crescita e ne apre un altro.
Oggi Aidan arriva all’Eurovision con un bagaglio che pochi ventiseienni possono vantare: concorsi giovanili, eliminazioni, controversie, successi radiofonici, arene sold out, un rapporto autentico con il pubblico digitale e una visione artistica che unisce pop contemporaneo, radici mediterranee e una cura quasi artigianale per ogni dettaglio. Non rappresenta solo Malta: rappresenta una generazione che vede nell’Eurovision non un traguardo, ma un punto di partenza. E se davvero quel bambino di Żejtun aveva promesso a se stesso che un giorno sarebbe salito su quel palco, allora è giusto che ci arrivi così: con una storia piena, complessa, e una canzone che porta nel titolo la parola che i maltesi usano per descrivere ciò che conta davvero.
