
Alexandra Căpitănescu ha lasciato sedimentare ogni passo, ogni inciampo, ogni intuizione e da lì ha tracciato il suo cammino.
Nata nel 2003 a Galați, cresciuta tra il Danubio, le canzoni cantate con la nonna e un’inaspettata passione per la fisica, sembra vivere su due binari paralleli senza mai deragliare e se da un lato abbiamo le equazioni e le leggi che regolano l’universo, dall’altro c’è il rock, e nel mezzo una determinazione che non ha mai smesso di spingerla avanti.
Oggi sta completando un master in fisica all’Università di Bucarest, con l’idea di diventare medical physicist, mentre allo stesso tempo prepara una delle performance più discusse e attese della stagione eurovisiva.
Il suo rapporto con la musica nasce presto, in modo quasi domestico, senza la retorica del destino ma con la naturalezza delle cose che si fanno perché non se ne può fare a meno anche se magari non porterà altrove.
A dieci anni prende le prime lezioni di canto, a quindici sale sul palco di “Românii au talent” con un brano di Janis Joplin che lascia i giudici spiazzati, e poco dopo si ritrova nei bootcamp di X Factor con un gruppo chiamato Tiny Tigers.
Sono esperienze che non servono a spianarle la strada, ma le insegnano a stare in mezzo agli altri, a capire cosa significa condividere un palco, a misurarsi con la pressione e anche a fare i conti con i no.
Il vero salto arriva nel 2023, quando la sua audizione a Vocea României con “Welcome to the Jungle” diventa virale. Tutti e quattro i coach si girano, il pubblico impazzisce, e lei sceglie Tudor Chirilă come mentore.
Da lì in poi è un crescendo di intensità e interpreta Madonna, Heart, Lady Gaga, perfino il Fantasma dell’Opera, e ogni volta sembra cambiare pelle senza perdere identità.
Vince il talent a vent’anni, firma con Universal Music Romania e inizia a costruire un percorso discografico che non ha nulla della frenesia post-talent.
Pubblica “Nu pot”, poi l’EP Căpitanu’, poi una serie di singoli che oscillano tra pop-rock, atmosfere più cupe, incursioni elettroniche e omaggi alla tradizione rumena, come il tour dedicato a Laura Stoica e la reinterpretazione di “Focul”.
Nel frattempo mette insieme una band stabile, un piccolo ecosistema creativo in cui convivono fisica, conservatorio, grafica, pittura e sport.
È con loro che definisce quel suono ibrido che la caratterizza: un rock moderno, a tratti metal, a tratti più melodico, sempre attraversato da una tensione emotiva che sembra arrivare da molto più lontano della sua età.
I live nei festival balcanici come Electric Castle, Danube Rock Sounds o Sinaia Forever, la consacrano come performer autentica, una che non recita la vulnerabilità ma la usa come carburante.
Il 2026 è l’anno della svolta definitiva.
La Romania torna all’Eurovision dopo due anni di assenza e lo fa scegliendo lei, con un consenso quasi unanime della giuria, da cui ottiene 82 punti sui 84 massimi possibili.
Il brano è “Choke Me”, un pezzo che si ispira al nu-metal e al dark pop-rock scritto insieme a Călin Grajdan, Elvis Silitră e Ștefan Condrea, nato in modo quasi istintivo durante una sessione freestyle e costruito su un ritornello martellante che ripete il titolo decine di volte.
La canzone, però, non passa inosservata.
Il testo, che parla di soffocamento emotivo, di ansia, di aspettative che stringono la gola, viene frainteso da alcune associazioni che lo leggono come un riferimento allo strangolamento sessuale.
The Guardian, NME, Louder e altri rilanciano le critiche, mentre TVR interviene pubblicamente per chiarire che il brano è una metafora, non un invito letterale.
Alexandra stessa lo spiega con lucidità: è la sensazione di essere schiacciati dai propri dubbi, dal perfezionismo, dall’amore che a volte diventa troppo, dal bisogno di respirare senza sentirsi inadeguati.
La controversia, paradossalmente, amplifica l’attenzione.
Il video ufficiale, diretto da Isabella Szanto, con estetica dark, pelle borchiata, luci al neon e un immaginario che mescola gothic e autoironia, contribuisce a definire un personaggio che non ha paura di essere spigoloso.
Nelle interviste Alexandra alterna dichiarazioni intense a dettagli disarmanti, come il fatto che i pomodori la “fanno soffocare” o la passione per Minecraft, passando per un legame d’affetto che la lega alla Moldova dove cantava da bambina. Contrasti che la rendono ancora più riconoscibile.
La strada verso Vienna passa anche dai pre-party e una serie di esibizioni che confermano quanto Choke Me funzioni dal vivo.
La sua voce, potente e graffiante, sembra fatta apposta per trasformare un tormento interiore in un’esperienza collettiva.
Il 14 maggio, nella seconda semifinale, porterà sul palco una performance che promette di essere intensa, visivamente curata ma non artificiosa, lontana dagli eccessi pirotecnici e più vicina a un racconto emotivo che si costruisce attraverso il corpo, la voce e lo spazio.
Alexandra arriva a Vienna come una figura già definita: ex talent, studentessa di fisica, frontwoman di una band affiatata, artista che non teme di affrontare temi scomodi e che ha imparato a trasformare l’ansia in forza creativa.
La Romania vede in lei non solo la possibilità di tornare in finale, ma anche l’occasione di riaffermare un’identità musicale che non cerca il consenso facile. E se Choke Me farà discutere, sarà perché racconta qualcosa che molti vivono e pochi hanno il coraggio di dire.
A quasi ventitré anni, Alexandra Căpitănescu non è più la ragazza che imitava gli uccelli in campagna.
È diventata la voce di una generazione che cerca di respirare nonostante tutto, trasformando il soffocamento emotivo in un grido di liberazione.
E Vienna, comunque vada, sarà solo l’inizio.
