
Alis Kallaçi arriva all’Eurovision 2026 con un percorso che sembra perfetto per essere raccontato.
Un ragazzo di provincia, nato a Shkodër (città d’origine anche degli Shkodra Elektronike) e cresciuto tra pianoforte, concorsi scolastici e una città che da sempre respira musica, che nel giro di pochi anni passa dai corridoi della Scuola d’Arte Prenk Jakova al palco del Wiener Stadthalle.
Non è un percorso improvvisato, né una di quelle mete raggiunte per caso.
È il risultato di studio, disciplina e una sensibilità che si è formata molto prima della fama televisiva.
A Shkodër, dove è nato nel 2003, Alis ha studiato pianoforte, ha imparato a suonare anche la chitarra e ha partecipato a vari concorsi giovanili, raccogliendo premi sia come cantante che come musicista.
È una formazione classica che ancora oggi si sente nel modo in cui costruisce le melodie, nella cura degli arrangiamenti, nella naturalezza con cui passa da un registro all’altro.
Prima di diventare un volto noto, ha accumulato esperienze, tra cui il lavoro a Mrizi i Zanave, un agriturismo simbolo della cultura del nord Albania, luogo che gli ha lasciato addosso un certo senso di radici e di autenticità che riaffiora spesso nelle sue canzoni.
Il grande salto arriva nel 2024, quando partecipa alla quinta edizione di X Factor Albania, il ritorno del programma dopo nove anni di pausa.
Alle audizioni si presenta con “You’re Nobody till Somebody Loves You”, scelta che dice molto del suo gusto musicale e della sua sicurezza.
Finisce nel team di Arilena Ara, che oltre ad essere una popstar amatissima in patria, ma anche l’artista che avrebbe dovuto rappresentare l’Albania all’Eurovision 2020.
Con lei costruisce un percorso impeccabile, fatto di interpretazioni versatili e presenza scenica già sorprendentemente matura.
Ne esce vincitore e pochi mesi dopo pubblica il suo primo singolo, “Se të dua”, proprio in duetto con la sua mentore.
Da lì a poco, la sua carriera prende una direzione chiara.
A dicembre 2024 debutta al Festivali i Këngës con “Mjegull”, arrivando terzo e conquistando un pubblico più tradizionale, quello che segue il festival da decenni.
Nel 2025 pubblica “S’ta kam than”, un brano estivo che diventa una piccola hit nazionale.
Ma il vero punto di svolta arriva nell’autunno dello stesso anno, quando viene annunciata la sua partecipazione al Festivali i Këngës 64 con “Nân”.
“Nân” significa “madre” nel dialetto ghego del nord Albania, e già questo basterebbe a spiegare una parte della sua forza.
Ma la storia dietro la canzone è ancora più intensa.
Alis ha raccontato che tutto è nato da un sogno, una voce lontana che diceva “addio, mamma”.
Una frase semplice, ma così carica di nostalgia da spingerlo, appena sveglio, a sedersi al pianoforte e trasformarla in musica.
Poco dopo, la sua fidanzata, la paroliera Desara Gjini, gli mostra un testo scritto proprio ispirandosi a quel sogno.
È così che la canzone prende forma quasi da sola, come se fosse già lì, in attesa di essere tirata fuori.
L’arrangiamento orchestrale di Erjet Barbullushi le dà poi quel respiro cinematografico che oggi la caratterizza.
Il risultato è una ballata orchestrale che parla di madri che aspettano, di figli che partono, di case che restano vuote e di un amore che non si spezza nemmeno quando la distanza diventa un oceano.
È un tema profondamente albanese, legato alla storia migratoria del Paese, ma allo stesso tempo universale.
E la scelta di cantarla in ghego, senza tradurre il titolo e senza passare all’inglese, è una dichiarazione identitaria forte che racconta che Alis vuole portare sul palco europeo la sua lingua, la sua terra, la sua storia.
Il 20 dicembre 2025, alla finale del Festivali i Këngës al Palazzo dei Congressi di Tirana, “Nân” vince con un margine enorme grazie ad un raro allineamento tra giuria e televoto.
A condurre la serata c’è proprio Arilena Ara, la sua mentore, che annuncia il suo trionfo davanti a un pubblico in piedi.
È un momento quasi simbolico con l’allievo che completa il percorso che la sua guida non aveva potuto portare a termine.
Da quel momento, l’attenzione internazionale cresce rapidamente.
Il videoclip ufficiale, pubblicato sul canale Eurovision, mette al centro la sua interpretazione e un’estetica essenziale che richiama i paesaggi malinconici del nord Albania. Alis parteciperà ai preparty, ma porta “Nân” per la prima volta fuori dall’Albania già durante la selezione nazionale bulgara.
Ovunque vada, la reazione è la stessa: silenzio, ascolto, commozione.
A Vienna, l’Albania è stata sorteggiata nella seconda semifinale, quella del 14 maggio 2026, tradizionalmente una delle più competitive. Ma Alis arriva con una proposta che non cerca effetti speciali ma con una canzone da ampi respiri, con una storia che arriva senza filtri.
È una scelta controcorrente, quasi antica, ma perfettamente coerente con chi è lui.
E così, a ventitré anni, Alis si ritrova a rappresentare un Paese intero con una canzone nata da un sogno e radicata in una storia collettiva.
Porta con sé la sua formazione classica, la vittoria a X Factor, un terzo posto al FiK, una hit estiva, e soprattutto una ballata che parla di madri, distanze e ritorni.
Non è solo un artista emergente ma è la voce di un’Albania che guarda avanti senza dimenticare da dove viene.
Vienna lo aspetta, e la sensazione è che la sua voce, così limpida e così piena di malinconia, possa essere una delle sorprese più luminose dell’Eurovision 2026.
