Austria – COSMÓ – Tanzschein

L’Austria dopo la vittoria nel 2025 non ha voluto giocare sul sicuro.
Ha scelto Cosmó, diciannove anni, studente di odontoiatria a Vienna, nato a Budapest e cresciuto nel Burgenland.
Uno che ha iniziato a suonare a quattro anni, a comporre a tredici, che è passato per The Voice Kids, ha fatto da supporter ad Álvaro Soler, ha pubblicato un EP e fondato una band, The Thumbs, per portare dal vivo quello che scrive.
Il nome d’arte, con quella Ó che viene dal suo Benjámin ungherese, significa “cosmopolita”, e in effetti il suo modo di stare nella musica è già un piccolo mondo a sé.

L’idea di Tanzschein gli è venuta in una notte in cui era entrato in una discoteca carico di aspettative e aveva trovato la pista immobile, come se la musica non avesse alcun potere.
Da lì la domanda: “e se per entrare in un locale servisse una licenza per ballare?
Una specie di patentino che non certifica la tecnica, ma la disponibilità a lasciarsi andare.
Il brano, scritto con Elias Stejskal ed Ella Stern e prodotto da Markus Perner, parte proprio da questa immagine: “Steh vor dem Club / Bin schon gespannt”. Sembra tutto normale, finché il neon non si accende e rivela che dietro la facciata del club c’è una “Tier-Oase”, un’oasi di animali.
Non metaforici ma animali veri, o almeno così li vede il narratore.
Il leone che punta la gazzella con una fame che lo rende cattivo, i cani che abbaiano senza mordere e che devono restare fuori, gli “Steroidenspritzer” che si fanno spazio a colpi di muscoli, i gorilla che osservano dagli angoli temendo il giudizio dei propri simili.
È un bestiario urbano che vuole far vedere quanto spesso, e non solo nei club, la socialità si riduca a istinto, posa, predazione.

Cosmó racconta tutto con un tono che oscilla tra l’osservazione e la partecipazione, come se fosse dentro e fuori allo stesso tempo.
A un certo punto chiude gli occhi e diventa lui stesso il buttafuori, poi il proprietario del locale, quello che decide chi entra e chi no.
E qui arriva il cuore della satira: “Sie brauchen einen Tanzschein / Da muss ich streng sein”.
Il Tanzschein non è un documento vero, ma un lasciapassare simbolico.
Entra chi è disposto a ballare davvero, a non trasformarsi in un animale sociale intrappolato nei suoi ruoli.
È un ribaltamento totale della logica dei club esclusivi. La pista diventa un luogo dove la libertà non è caos, ma rispetto reciproco.

Il momento più tenero, ma anche più politico, arriva con il gorilla nell’angolo.
Non è un predatore, non è un bullo.
È qualcuno che vorrebbe ballare ma ha paura degli sguardi.
Träumt von seiner Pirouette”, sogna una piroetta che non osa fare.
Il narratore gli prende la mano, gli dice che può fidarsi, che lì dentro è tutto permesso. “Wir haben uns doch lang genug versteckt”: ci siamo nascosti abbastanza.
È il punto in cui la satira si scioglie e diventa liberazione.
La giungla si trasforma in comunità.
E nel finale, quando tutti vogliono un Tanzschein ma senza di esso “werden sie Tiere bleiben”, il brano chiude il cerchio perché ballare non è evasione, è un atto di civiltà.

Tanzschein è al confine tra electropop mitteleuropeo, la New wave tedesca e clubbing berlinese.
La produzione è piena di piccoli rumori ambientali e microvariazioni che danno movimento.
Cosmó non punta al virtuosismo vocale, che potrebbe comunque permettersi, ma parla, scandisce, quasi recita, come se stesse guidando l’ascoltatore dentro la scena.
Il ritornello è un mantra che funziona da richiamo collettivo. È un pezzo pensato per la pista, ma anche per essere guardato.
La produzione è tutta austriaca, come a voler ribadire che questo è un progetto identitario, non un esercizio di stile.

Tanzschein rientra in una tradizione austriaca che alterna provocazione colta e pop diretto.
È più vicino alla vena teatrale, concettuale, un po’ cabarettistica che ogni tanto riaffiora nella musica austriaca. E soprattutto è diverso da tutto ciò che gli altri Paesi stanno portando quest’anno, il che è sempre un vantaggio.

Tanzschein è un brano che si ricorda e se la performance riuscirà a tradurre l’immaginario animale senza scadere nel kitsch, e se il gorilla avrà il suo momento di catarsi, potrebbe non deludere.

Tanzschein è un invito a smettere di fare gli animali e a tornare umani attraverso il ballo.
Un piccolo manifesto pop che usa l’ironia per parlare di libertà, di rispetto, di comunità.
E comunque ha trasformato un club immobile in un luogo dove anche un gorilla può fare una piroetta senza vergognarsi.

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