Belgio – Essyla – Dancing on the Ice

Per raccontare Dancing on the Ice bisogna partire dalla sensazione che lascia addosso, quel brivido caldo e freddo allo stesso tempo, come quando senti l’estate sulla pelle anche se intorno è pieno inverno.
Essyla costruisce tutto su questa frizione e il risultato è un pezzo che sembra muoversi da solo, scivolando tra contraddizioni che non sembrano voler diventare armonia, restituendo la tensione di chi continua a danzare anche quando il ghiaccio sotto i piedi scricchiola.

Fin dall’inizio, quel “I got that summer on my skin / It burns it lives it burns within” mette in scena un personaggio che vive in un cortocircuito emotivo.
Il calore che brucia mentre il ghiaccio costringe a muoversi.
Essyla interpreta tutto con una voce che non esplode mai davvero, preferisce restare trattenuta, come se ogni nota fosse un passo misurato su una superficie che potrebbe cedere.
Anche la produzione segue lo stesso principio.
È un electropop scuro, quasi un glitch, che però non rinuncia a una certa fisicità, come fosse un pop danzabile che ha deciso di vestirsi di ombre.

Il testo è un mosaico di immagini che sembrano uscite da un sogno febbrile.
Il gelato che si scioglie sui blue jeans, la crema solare appiccicata sulla pelle bagnata, il Re Inverno che incombe come un antagonista mitologico.
Tutti dettagli quotidiani che diventano simboli di una battaglia interiore.
L’estate e l’inverno convivono nello stesso corpo, come se Essyla portasse dentro di sé stagioni che non dovrebbero coesistere. E poi c’è quel ritornello che torna come un mantra in una dichiarazione di resistenza, “I keep dancing on the ice / Where everything dies”.
Lì, dove tutto sembra congelato, lei dice di sentirsi viva. È un paradosso, certo, ma è anche la chiave emotiva del brano.

La parte più vulnerabile arriva quando la voce si fa quasi un sussurro e confessa “I want love / But I’m not loyal / Call me queen / Though I’m not royal”.
A cantare c’è una ragazza che ammette le proprie incoerenze senza vergogna, che si proclama regina pur sapendo di non avere una corona, che vuole andare via ma teme di restare sola.
È il ritratto di una fragilità moderna, più vicino alla verità di quanto potrebbe sembrare.

Attorno al brano circolano anche dettagli curiosi che ne amplificano l’immaginario.
Essyla ha registrato alcune parti vocali in una stanza refrigerata per ottenere un timbro più “tagliente”, e nel bridge è nascosto un campionamento quasi impercettibile del suono di una lama di pattino che incide il ghiaccio.
L’immagine del gelato sui jeans, invece, arriva da un ricordo d’infanzia ad Anversa, un frammento tenero che si incastra perfettamente nel contrasto caldo-freddo del pezzo.
L’idea stessa del ghiaccio è nata osservando una pista di pattinaggio chiusa, con le luci spente e la superficie che iniziava a sciogliersi ai bordi. Un luogo pensato per la danza, ma abbandonato. Da lì, tutto il resto.

Il percorso di Essyla aggiunge un altro strato alla storia.
Alice Van Eesbeeck, classe 1996, cresciuta tra Fiandre e Vallonia, formata tra jazz, folk e chanson, è arrivata al grande pubblico con The Voice Belgique, dove sfiorò la vittoria.
Il suo nome d’arte è semplicemente Alice al contrario, un piccolo gioco che racconta bene il suo modo di ribaltare le cose senza far rumore.
Dopo anni di lavoro come corista, Dancing on the Ice è arrivata quasi per caso, nata in un writing camp e poi scelta internamente dalla RTBF.
È la prima donna solista a rappresentare il Belgio in questo decennio, e questo dà al progetto un peso simbolico ulteriore.

Nel contesto eurovisivo belga, il brano si inserisce in una tradizione recente fatta di atmosfere cupe e introspezione, ma con una fisicità più ruvida rispetto alla malinconia elegante di Hooverphonic o alla fragilità sospesa di Blanche.
È meno confezionato, più istintivo, più sensoriale, senza cercare il colpo di teatro. Potrebbe funzionare perché punta su un’identità chiara, riconoscibile e coerente.

Il rischio, come sempre con pezzi così atmosferici, è che resti un gioiello di nicchia, ma se la performance live saprà restituire quella tensione costante che il brano suggerisce e se il “ghiaccio reggerà“, potrebbe diventare uno dei momenti più intensi dell’anno.

In fondo, Dancing on the Ice è esattamente ciò che promette: una danza fragile, ostinata, luminosa nel suo gelo.
Un invito a continuare a muoversi anche quando il mondo sembra sul punto di spezzarsi.

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