
JIVA arriva all’Eurovision 2026 come in una di quelle storie che maturano lentamente, senza clamore, finché a un certo punto diventano inevitabili.
Dietro quel nome, scritto tutto in maiuscolo, c’è Jamila Hashimova, nata a Mosca nel 1982 ma cresciuta con un’identità profondamente azera, costruita tra radici familiari, palchi jazz e una costanza che non ha mai ceduto alla tentazione delle scorciatoie.
A quarantatré anni è la rappresentante più matura mai scelta dall’Azerbaigian per il contest, un primato che racconta più di qualsiasi slogan che la sua è una carriera che non si è mai piegata alla fretta.
Il suo percorso parte nel 2003, quando conquista il pubblico grazie alla sua partecipazione al concorso Baku Autumn.
Arriva seconda, ma è abbastanza per far capire che quella voce ha qualcosa di diverso.
Da lì inizia una fase di costruzione lenta, fatta di programmi televisivi come Show Time e di collaborazioni che la portano a muoversi con naturalezza tra generi diversi.
L’incontro con l’ensemble RAST, guidato da Rashad Hashimov, la porta a vivere esperienze che non avrebbe immaginato. Infatti con loro si esibisce anche al Montreux Jazz Festival, un palco che non regala nulla e che certifica una credibilità artistica rara per una cantante che, all’epoca, non aveva ancora un nome pop consolidato.
Questa dimensione jazzistica, intrecciata alla tradizione e alle sonorità caucasiche, diventa la base della sua identità musicale.
Quando diventa la voce principale della Hazz Band, porta quel bagaglio dentro un pop moderno che non rinuncia alla complessità.
È un laboratorio creativo che le permette di affinare tecnica, presenza scenica e capacità interpretativa, qualità che ritroveremo poi nella sua carriera solista, iniziata nel 2017 e sviluppata tra pop, dance e R&B, con brani in azero, russo e inglese.
La sua versatilità linguistica è il riflesso naturale di una biografia che attraversa culture diverse.
Il suo rapporto con l’Eurovision nasce nel 2011, quando partecipa alla selezione nazionale Milli Seçim Turu, arrivando tra i primi tre proprio nell’anno in cui l’Azerbaigian vince il contest con Ell & Nikki.
È una di quelle coincidenze che sembrano scritte apposta con lei che sfiora il traguardo mentre il suo Paese conquista la sua unica vittoria.
A distanza di anni, quel mancato debutto diventa quasi un punto di partenza, un promemoria silenzioso che la accompagnerà fino alla scelta del 2026.
La vera svolta arriva nel 2025, quando decide di partecipare a The Voice of Azerbaijan.
Alle blind auditions si girano tutte e quattro le poltrone, lei sceglie il team di Röya Aykhan e, a maggio, vince il programma con il 42,6% dei televoti.
È un successo netto, che la riporta al centro dell’attenzione nazionale e la inserisce nella stessa linea di continuità di altri rappresentanti eurovisivi provenienti dal talent, nonostante una storia decisamente più ricca.
Ma soprattutto è il momento in cui il pubblico azero riscopre una voce che non ha mai smesso di evolversi.
Sulla scia di quella vittoria, İctimai Television avvia una selezione interna particolarmente articolata che vede 186 brani ricevuti, 18 artisti convocati per le audizioni dal vivo, tre finalisti e infine la decisione di una giuria e di un focus group.
JIVA supera ogni fase e il 6 marzo 2026 viene annunciata come rappresentante dell’Azerbaigian a Vienna.
Prima della semifinale del 14 maggio, farà anche tappa all’Eurovision in Concert di Amsterdam, un’occasione per testare il brano davanti ai fan europei.
Il pezzo scelto, Just Go, è una ballad emotiva scritta e composta dall’azero-americano Fuad Javadov, con l’arrangiamento di Anar Keytarman e il mix di Rustam Rzayev.
Il video musicale, diretto da Farhad Ali e interpretato insieme all’attore Emin Useynov, mette in scena la storia di una donna che trova la forza di lasciarsi alle spalle una relazione che non la rappresenta più. È un brano che parla di delusione, rinascita e movimento, e che sembra riflettere perfettamente la traiettoria personale di JIVA.
La produzione è moderna, cinematografica, costruita per esaltare la sua vocalità intensa e controllata, con sfumature che richiamano la tradizione musicale azera e un uso delle lingue che rispecchia, come già accennato, la sua identità ibrida.
In un momento in cui l’Azerbaigian cerca di ritrovare stabilità dopo anni difficili con tre mancate qualificazioni di fila, la scelta di un’artista con un percorso così stratificato assume un valore simbolico.
JIVA non arriva all’Eurovision come un volto nuovo costruito a tavolino, ma come una professionista che ha attraversato vent’anni di palchi, deviazioni, tentativi e ritorni. La sua candidatura è la sintesi di una storia che non ha mai ceduto alla fretta, e che oggi trova finalmente il suo spazio sul palco europeo.
Just Go non è solo la canzone con cui rappresenterà il suo Paese, ma è il punto di arrivo di un percorso lungo e il punto di ripartenza di una carriera che, proprio grazie alla sua lentezza, ha trovato una profondità rara.
E forse è proprio questo che rende JIVA una delle presenze più interessanti dell’edizione con la solidità di una voce che ha imparato a restare.
