
Interprete: Massiel
Autori: Ramón Arcusa e Manuel de la Calva (Testo e musica)
Città/paese organizzatore: Londra (Regno Unito) – 1968
Paese vincitore: Spagna
Top 5
1. Spagna – Massiel – La, la, la – 29 punti
2. Regno Unito – Cliff Richard – Congratulations – 28 punti
3. Francia – Isabelle Aubret – La Source – 20 punti
4. Irlanda – Pat McGeegan – Chance Of A Lifetime – 18 punti
5. Svezia – Claes-Göran Hederström – Det Börjar Verka Kärlek, Banne Mej – 15 punti
Nel 1968, quando l’Europa era attraversata da scosse culturali, sogni di cambiamento e ferite ancora aperte dalla storia recente, una voce semplice e luminosa riuscì a farsi spazio tra le tensioni del tempo.
Quella voce era quella di Massiel, e quella canzone, apparentemente leggera, quasi infantile nel titolo, era La La La.
Una melodia che non urlava, non provocava, non cercava lo shock e nella sua ingenuità apparente colpiva dritto al cuore.
Il palcoscenico era quello dell’Eurovision Song Contest 1968, ospitato in una Londra elegante e solenne, lontana dalle barricate studentesche ma non dalle vibrazioni profonde di un continente in trasformazione.
In mezzo a canzoni elaborate, orchestrazioni imponenti e performance studiate al millimetro, Massiel, sguardo fiero, movimenti adolescenziali e una voce che sembrava provenire da un luogo ancora puro rispetto al rumore del mondo, iniziò a cantare:
“La la la, la la la la…”
Non parole complesse. Non manifesti politici. Solo suoni, emozione, calore umano.
Ma dentro quei “la la la” c’era la voglia di semplicità in un’epoca confusa e il bisogno di speranza senza slogan. Portava la musica come linguaggio universale, capace di superare confini e ideologie, oltre alla forza della dolcezza.
Molti pensarono che fosse una canzone “troppo semplice”. E invece proprio quella semplicità si rivelò rivoluzionaria.
“La La La” parlava d’amore senza complicazioni, di gioia pura, di un sentimento che non ha bisogno di nessun permesso per nascere, crescere, esistere.
Massiel non cantava per dimostrare qualcosa ma per condividere.
E in quei tre minuti, milioni di europei si riconobbero in quella voce calda e sincera.
Non c’erano effetti speciali. Non c’erano coreografie. Solo una melodia che ti prendeva per mano, un sorriso che scaldava lo schermo e un’emozione vera.
Dietro questa esibizione luminosa, però, si nasconde una delle pagine più controverse della storia dell’Eurovision.
In origine, la scelta della TV spagnola del proprio rappresentante era caduta su Joan Manuel Serrat, una delle voci più poetiche e influenti della Spagna dell’epoca.
“La La La” non avrebbe dovuto essere cantata da Massiel e probabilmente la leggerezza, la semplicità, il momento di sospensione dai tumulti che riempivano le piazze europee, non sarebbe mai esistita per via di un vissuto e un piglio diverso che avrebbe offerto Serrat all’esibizione.
Serrat inizialmente accettò ma a condizione di interpretare il brano in catalano.
Una richiesta che oggi sembrerebbe naturale.
Ma che nel 1968, nella Spagna ancora sotto il regime franchista, era un gesto politico fortissimo perché cantare in catalano significava opporsi alle scelte franchiste, rivendicare un’identità culturale repressa, dare voce a una lingua marginalizzata e sfidare, con la musica, l’imposizione dell’uniformità.
Le autorità rifiutarono categoricamente. La canzone doveva essere in castigliano. Serrat non cedette. E per questo fu escluso.
In pochissimi giorni, la scelta cadde su Massiel, che si trovava in tournée in America Latina e venne richiamata d’urgenza per preparare il brano.
Un cambio improvviso. Una tensione enorme.
Quel che poteva diventare uno scandalo si trasformò in storia di rivalsa.
Massiel imparò la canzone in tempi record e salì su quel palco con una determinazione impressionante. E vinse.
Quando arrivarono i voti, fu chiaro che “La La La” aveva conquistato l’Europa.
La Spagna vinse per la prima volta l’Eurovision, e Massiel entrò immediatamente nella storia della musica pop europea.
Fu anche una vittoria simbolica in un anno carico di tensioni sociali e politiche, a trionfare fu una canzone che parlava semplicemente di amore e felicità. Perché a volte basta un cuore aperto
Riascoltandola, non sembra affatto una canzone del passato perché appartiene a un sentimento, come una fotografia degli anni ’60, ma senza polvere.
Ti fa sorridere. Ti fa venire voglia di cantarla. Ti ricorda che la felicità può essere semplice.
E forse il suo messaggio eterno è che non servono parole complicate per dire qualcosa di grande, a volte basta una melodia sincera e un cuore che batte forte che al tempo stesso porta dentro una storia vera.
È dolce in superficie.
Profonda nel contesto.
Con quella performance intensa ma naturale, potente ma mai forzata, Massiel divenne un simbolo di grazia, forza femminile e autenticità, mentre col suo sorriso sembrava dire “Questa sono io e questa è la mia emozione.”
E l’Europa rispose con un applauso che ancora oggi riecheggia nella storia dell’Eurovision.
“La La La” ci ricorda la bellezza della semplicità, la forza dell’emozione pura, perché si sente, si vive. Si porta dentro come simbolo di semplicità che convive con la complessità della storia.
Ed è forse proprio questo intreccio di luce e ombra a renderla ancora oggi così potente.
