Lituania – Lion Ceccah – Sólo quiero más

Sólo quiero más è un oggetto emotivo, linguistico e visivo che ribadisce la vocazione lituana a non seguire mai la strada più ovvia.
Fin dal primo ascolto si introduce un’inquietudine sottile, una presenza che accompagna ogni gesto senza mai diventare urlo.
È un inizio che mette subito a nudo la ricerca di senso in un mondo che sembra perdere continuamente i propri punti di riferimento.

La struttura multilingue è un modo in cui si racconta la frammentazione emotiva contemporanea.
Il lituano come radice, lo spagnolo come energia sensuale, l’inglese come lingua del caos globale, il francese come eleganza malinconica, il tedesco come perentorietà, l’italiano come intimità.
Ogni cambio di lingua è un cambio di temperatura emotiva.
Quando canta “Kas drįsta, tas klausia dėl ko aš gyvenu?”, si va verso un desiderio che si fa dichiarazione, quel “Aš tiesiog noriu daugiau” (voglio solo di più) che ritorna in mille forme, fino a diventare un mantra collettivo.

C’è un’elettronica rarefatta che richiama il nord Europa, ma anche una malinconia più calda, quasi mediterranea.
Le strofe sono intime mentre il ritornello si apre come un piccolo film, il crescendo è emotivo, costruito per accumulo, come se ogni ripetizione di “Sólo quiero más” aggiungesse un nuovo strato di consapevolezza.

Il testo è un viaggio esistenziale che passa attraverso immagini di crollo e resistenza. “Even if we’re living in a mad world / Even if there’re no more gods to pray for” non è un gesto apocalittico, ma la fotografia di un’epoca in cui le certezze si sgretolano e l’unica risposta possibile è continuare a desiderare.
Quando arriva il verso “Kai viskas griūna gyvenimą pamatau”, la rivelazione è chiara: la vita si vede meglio proprio quando tutto cade.
È un paradosso che attraversa tutto il brano, come se la lucidità nascesse dalla rovina e non dalla stabilità.
Il passaggio francese, “Comme dans un vieux film la douleur / Crée la musique qui unit sans mots”, è la chiave poetica che mostra il dolore come materia che diventa musica, la musica come lingua che unisce senza bisogno di parole.

Lion Ceccah è un artista costruito per strati e la sua identità scenica è un mosaico tanto quanto la canzone.
Corpo argentato, estetica robotica ma attraversata da un’umanità che vibra nella voce.
La pronuncia stessa del nome d’arte, [ˌlaɪən ˈsikə/] è stata scelta con cura, come se anche il suono del nome dovesse partecipare alla costruzione del personaggio.

La messa in scena prevista per Vienna promette di essere una delle più ambiziose mai tentate dalla Lituania, con l’argento che domina tutto, mentre la lingua dei segni compare nel finale per scandire “voglio di più”, in una lingua in più.

Sólo quiero más si inserisce nella tradizione lituana di proposte non convenzionali.
Se Discoteque giocava con l’ironia e Sentimentai con il rétro, qui c’è un’introspezione più cruda, un’estetica più teatrale e una complessità linguistica che diventa utopia.
È un brano che divide, e la Lituania potrebbe firmare una delle sue partecipazioni più memorabili.

Sólo quiero más è un manifesto umano travestito da canzone pop. Dice che anche quando il cielo cade, anche quando non ci sono più dèi da pregare, anche quando la nebbia confonde le rive, continuiamo a volere di più.
Per sopravvivenza emotiva.
E forse è per questo che è così facile da sentire sulla pelle.

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