Norvegia – Jonas Lovv – Ya Ya Ya

YA YA YA” è un animale vivo, un brano che respira, ringhia, si contorce, e che sembra fatto apposta per essere lanciato addosso al pubblico più che semplicemente ascoltato.
Fin dall’attacco, con quel «Baby, I’m an animal / I got no self-control», è chiaro che si sta entrando in un corpo a corpo emotivo dove nessuno esce illeso. È un pezzo che non si vergogna della sua natura impulsiva, che trasforma la vulnerabilità in un gesto fisico, quasi brutale, e che usa la ripetizione come se fosse un battito cardiaco fuori controllo.

Lovv ha una carriera costruita più sul palco che in studio e un pubblico che lo percepisce prima di tutto come performer. “YA YA YA”, però, ha cambiato le carte in tavola: scritto da lui e composto da Sondre Skaftun, è il primo pezzo che lo mette davvero a nudo, un atto di confessione travestito da esplosione pop.

Il testo è costruito come un corpo che parla. Le ossa rotte, «I got some broken bones», tornano come un mantra per dare forma a una frattura emotiva che non si rimargina. Il sangue che cola, i vestiti macchiati, la “pretty little liar” che si mette il trucco come una corazza, il «Bang, bang» che è insieme colpo di pistola e battito del cuore… tutto è tattile, carnale, immediato.
Non c’è spazio per la metafora, qui l’amore è un animale che morde e non lascia andare.
Il «ya ya ya» del titolo è un suono primordiale, qualcosa che arriva prima del linguaggio e che resta quando le parole non bastano più.

Il brano è elettropop ma con artigli indie, è dance ma quasi industriale, è pop ma con richiami rock che lo rende irrequieto.
Il ritmo è martellante, tribale, costruito su percussioni registrate anche colpendo oggetti metallici in capannoni industriali, mentre la voce di Lovv passa da sussurri tesi a esplosioni gutturali.
La struttura gira su sé stessa, si avvita, amplifica la sensazione di essere intrappolati in un ciclo emotivo che non concede tregua. È un pezzo pensato per il live, per trasformare il palco in un’estensione del corpo.

YA YA YA” non ha nulla della fiaba luminosa di “Fairytale”, né dell’epica danzabile di “Queen of Kings”, né del folklore celebrativo di KEiiNO. È la Norvegia che smette di essere glaciale e torna a graffiare, che preferisce essere spigolosa e sceglie la verità ruvida.

Il brano è un rischio calcolato ma può diventare un’arma potentissima, soprattutto se la performance live saprà trasformare la violenza emotiva del pezzo in un’esperienza fisica.

YA YA YA” è un grido ferino, un manifesto di vulnerabilità impulsiva. Lovv abita l’animale che è, e mentre quel «ya ya ya» continua a rimbombare, sembra che la Norvegia abbia deciso di presentarsi senza filtri, con il cuore che batte troppo forte e le ossa che scricchiolano. Un rischio? Certo. Ma anche la cosa più viva che potesse portare.

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