Refrain

REFRAIN

Interprete: Lys Assia
Autori: Géo Voumard e Émile Gardaz (Testo e musica)
Città/paese organizzatore: Lugano (Svizzera) – 1956
Paese vincitore: Svizzera

È qui che ha origine il mito.
Tutto comincia il 24 maggio 1956, al Teatro Kursaal di Lugano, quando un esperimento televisivo, nato dall’idea di unire i Paesi europei attraverso la musica e ispirato al Festival di Sanremo, prende forma e diventa quello che oggi chiamiamo Eurovision Song Contest.
L’atmosfera era lontana anni luce dalle scenografie pirotecniche di oggi.
Una serata pensata soprattutto per la radio, con una sola telecamera in studio, un’orchestra dal vivo di ventiquattro elementi diretta da Fernando Paggi e regole che oggi suonerebbero bizzarre.

Sette nazioni partecipanti, ciascuna con due canzoni, solo solisti ammessi, brani intorno ai tre minuti e mezzo e giurie composte da due delegati per Paese che, incredibilmente, potevano anche votare per i propri rappresentanti.
Fu in quel contesto che emerse la voce di Lys Assia, destinata a restare nella memoria collettiva.

Nata Rosa Mina Schärer, Lys Assia non era una sconosciuta. aveva iniziato come ballerina, si era fatta le ossa nei locali europei e aveva già ottenuto un grande successo con “O mein Papa”.
Quella sera di maggio cantò due pezzi per la Svizzera, “Refrain” e “Das alte Karussell”, ma fu la versione francese di “Refrain”, firmata da Géo Voumard e Émile Gardaz, a conquistare la giuria e a segnare la prima vittoria della manifestazione.
Il brano, nato inizialmente con il titolo “Vingt Ans”, è una chanson malinconica che parla degli amori e degli anni della giovinezza.
Una melodia circolare, un ritornello che torna e si trasforma, e una voce che rende tutto più vero.
Quando Lys Assia fu proclamata vincitrice, tornò sul palco per la reprise così emozionata da dimenticare per un attimo le parole, chiedendo all’orchestra di ricominciare, un piccolo inciampo umano che rese il momento ancora più autentico.

Di quella serata non esiste una registrazione integrale, solo quella dell’esibizione da vincitrice e alcune fotografie, tra cui quelle scattate da Vincenzo Vicari, e questo vuoto ha contribuito a trasformare la vittoria in una specie di mito romantico.

Anche il voto rimane avvolto nel mistero.
I punteggi non furono mai resi pubblici e circolarono cifre non confermate, mentre la particolarità che i giurati del Lussemburgo non riuscirono a raggiungere Lugano e che la Svizzera votò anche per loro alimentò per anni chiacchiere e sospetti, pur senza intaccare il valore artistico dell’esibizione.

La carriera di Lys Assia proseguì con altre due partecipazioni consecutive all’Eurovision, nel 1957 e nel 1958, quando con “Giorgio” si classificò seconda sfiorando il bis.
Nel tempo divenne silbolo dell’epoca classica del concorso e sarà presente alle celebrazioni dei 25, 50 e 60 anni, chiamata a consegnare trofei, protagonista di collegamenti e apparizioni che la resero la “first lady” dell’Eurovision.
Non smise mai di provarci e anche in età avanzata tentò di tornare in gara con “C’était ma vie” e poi con “All in Your Head”, senza però riconquistare la ribalta competitiva.
Resta però il gesto, che racconta un attaccamento profondo e quasi affettivo alla manifestazione che l’aveva resa immortale.

Ci sono poi dettagli che rendono la storia più familiare.
Refrain” fu incisa anche in tedesco e in inglese, e trovò spazio anche nelle classifiche italiane dell’epoca, venendo reinterpretata da altre voci del tempo tra cui la nostra Jula de Palma.
Lys Assia, poliglotta e abituata a muoversi tra palcoscenici e corti reali, si esibì davanti a figure come la regina Elisabetta II e personaggi internazionali e visse una vita segnata da successi ma anche da lutti personali, come la morte del primo marito dopo pochi mesi e la perdita del secondo nel 1995.
Nel 2011 rivelò di aver devoluto i proventi dei diritti d’autore di “Refrain” in beneficenza, un gesto che aggiunge un’ulteriore sfumatura alla sua figura pubblica.

La vittoria di “Refrain” non fu solo un primato che ha segnato l’inizio di una storia d’amore tra l’Europa e la musica.
Fu il primo segnale concreto che la musica poteva funzionare da ponte tra Paesi che cercavano di ricostruire legami dopo la guerra.
L’Eurovision nacque come esperimento tecnico e culturale, da un’idea di Marcel Bezençon e di un comitato EBU che voleva testare la trasmissione in diretta su scala continentale, l’intervento di Sergio Pugliese diede l’idea giusta e in pochi anni sarebbe diventando un colosso seguito da milioni di appassionati.
Ma quel debutto raccolto, con l’orchestra, la sua eleganza francofona e la voce vellutata, ha lasciato un’impronta indelebile e “Refrain” è rimasta la prima nota di un sogno europeo, un piccolo monumento sonoro che ogni volta che si accendono le luci di un palco eurovisivo sembra ricordarci da dove tutto è partito.

Quando Lys Assia se ne andò nel marzo del 2018, a novantaquattro anni, l’Europa perse la sua testimone più antica, ma la canzone e la leggenda rimasero intatte. Ogni volta che qualcuno parla dell’Eurovision, c’è ancora un po’ di quella serata di Lugano, la semplicità di un’idea, la forza di una melodia e la voce di una donna che, con grazia e dedizione, ha dato il via a una storia che continua a raccontare l’Europa a colpi di note.

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