
EINS ZWEI DREI non assomiglia a niente di ciò che ha partecipato negli ultimi anni. Look Mum No Computer porta un pezzo che sembra uscito da uno dei suoi laboratorio caotici e proprio per questo ha acceso l’immaginazione di tutti, perfino chi non ha mai sentito parlare di lui prima.
Sam Battle stava spostando un divano per fare spazio al suo gigantesco sintetizzatore Kosmo, un mostro nero che sembra metà centralino telefonico, metà cabina di pilotaggio, quando gli è scappato un “eins, zwei, drei” che ha acceso la miccia. Dodici ore dopo, insieme a tre autori danesi di peso (tra cui chi ha scritto Only Teardrops e The Code), il pezzo era praticamente pronto.
Non è un dettaglio, dice tutto!
Caos domestico, strumenti autocostruiti, un lampo di follia che diventa canzone, con il titolo è inciso direttamente sul Kosmo, come una firma.
Il testo parte da un’immagine che chiunque abbia mai lavorato in un ufficio riconosce al volo: «So sick of doing the whole 9 to 5».
L’impiegato stanco, il cubicolo che sembra una gabbia, il paracetamolo come unico anestetico emotivo.
«Am I a mouse in a cage?» non è solo una domanda, è un autoritratto.
La balbuzie di «D‑d‑d‑demotivational» rende perfettamente quel corto circuito mentale in cui ti senti svuotato e non sai più da dove ricominciare.
E la soluzione arriva da un’idea assurda quanto liberatoria: cambiare lingua. «Countin’ in English doesn’t cut the mustard» è il momento in cui il protagonista capisce che deve resettarsi, e il tedesco diventa il pulsante di riavvio. È un modo per scardinare la routine, per sentirsi vivo.
Da lì il brano esplode in immagini surreali e irresistibili.
Il desiderio di “something salty” e della famosa “slice of pepperoni” è un bisogno di piacere quasi infantile.
Il “roly‑poly with custard”, invece, è il simbolo di un comfort britannico diventato soffocante.
Le sterline che «feel counterfeit» raccontano una crisi identitaria più che economica, e gli euro diventano la promessa di una rinascita. L’aviation verso “another nation”, è la fuga fisica e mentale.
Il karaoke è il momento in cui la maschera cade e si torna a respirare.
Tutto è leggero, ironico, mai stupido.
EINS ZWEI DREI è un frullatore analogico che nescola synth‑punk berlinese, rave britannico anni Novanta, pop elettronico anni Ottanta, un pizzico di novelty song e quell’energia da laboratorio artigianale che è la firma di LMNC.
I synth sono sporchi, saturi, vivi.
Il basso pulsa come una locomotiva.
Il ritornello è un loop ipnotico costruito per essere urlato, un call‑and‑response primordiale che funziona anche se non parli una parola di inglese o tedesco.
È musica che cerca vitalità.
Alcune leggende che ruotano intorno al brano vale la pena di conoscerle.
Ad esempio c’è chi giura che alcune parti siano state registrate con un sintetizzatore alimentato da una batteria di patate.
Ma c’è, e questo è vero, il campionamento di una vecchia timbratrice industriale, distorta fino a diventare ritmo.
Sam Battle raccontato di aver testato il ritornello in un karaoke di Margate per vedere se la gente lo avrebbe urlato davvero.
Nel percorso eurovisivo del Regno Unito, questo pezzo è una deviazione totale. Dopo tentativi più o meno riusciti di inseguire il pop internazionale, dopo il secondo posto di Sam Ryder e le scelte più convenzionali degli anni successivi, la BBC ha deciso di rischiare.
L’artista stesso ha ammesso di aver pensato che il brano fosse “troppo wacky” per essere preso sul serio. E invece eccolo qui, pronto a trasformare un conteggio in tedesco in un inno alla rinascita.
Quanto al piazzamento possibile, beh tutto può succedere.
È divisivo, ma è anche memorabile, visivamente potentissimo e perfetto per il televoto.
Le giurie potrebbero storcere il naso per la struttura ripetitiva e la voce sgraziata, ma il pubblico europeo ama le storie strane raccontate bene.
Un exploit non è da escludere completamente, anche se forse solo per uscire dal no vero delle Bottom5. E comunque, nel bene o nel male, nessuno lo dimenticherà.
EINS ZWEI DREI è la storia di chi si sente intrappolato e decide di ricominciare contando fino a tre in un’altra lingua.
È un reset analogico, un gesto di ribellione quotidiana.
È assurdo, umano, rumoroso, e porta sul palco dell’Eurovision una scintilla di follia autentica.
