
Satoshi porta con sé con l’energia di chi ha trasformato un percorso pieno di deviazioni inesperienza che rientrano in un’identità solida.
Il palco dell’eurovision, soprattutto a Vienna, sembra quasi il luogo naturale per accogliere un artista come lui, per via della sua storia musicale stratificata e la sua apertura alle contaminazioni, che vive da sempre nell’incrocio tra radici e metamorfosi.
“Viva, Moldova!” è il punto in cui tutte le sue storie, i suoi ritorni, le sue fughe e le sue ossessioni sonore si incontrano, ed è perfetto per unire gli incroci di tre entità in una: l’artista, il palco, la città.
Dietro il nome Satoshi c’è Vlad Sabajuc, nato a Cahul nel 1998, cresciuto tra il vento piatto della steppa e una quotidianità lontana dai riflettori. La musica è arrivata presto, prima come gioco, poi come necessità, tanto che in seconda media già componeva, in settima suonava la batteria da autodidatta, e nel frattempo divorava Linkin Park, Eminem, i Red Hot Chili Peppers e gli Zdob și Zdub.
È un mix che racconta bene la sua natura ibrida, sempre in bilico tra introspezione e impatto, tra disciplina e istinto.
Dopo il trasferimento a Chișinău per studiare all’Accademia di Musica, Teatro e Arti Plastiche, ha iniziato a costruire un linguaggio tutto suo, prima sperimentando con pseudonimi diversi, poi consolidando tutto nel progetto Satoshi, lanciato ufficialmente nel 2019.
Prima di diventare un nome riconosciuto, ha fatto di tutto, dal doppiaggio televisivo ai lavori tecnici in studio, fino alle registrazioni notturne in spazi improvvisati.
È in quelle ore passate a limare dettagli minuscoli che ha sviluppato l’orecchio maniacale che oggi lo distingue.
E c’è un dettaglio che pochi conoscono ma che sembra fondamentale per capire chi è oggi.
Da adolescente, durante un periodo trascorso in Giappone nella famiglia materna, ha iniziato a registrare suoni ambientali con un vecchio registratore portatile.
Non ha mai smesso.
Ancora oggi, dentro le sue produzioni, si nascondono rumori di strade, porte che si chiudono, voci lontane, frammenti di vita che diventano atmosfera.
Il suo percorso discografico è stato un crescendo.
Dai primi singoli come, passando per album che si sono imposti nelle classifiche della sua area, fino alle collaborazioni con figure di peso come Carla’s Dreams, Irina Rimes, Guess Who, Feoctist e Magnat.
“Noaptea pe la 3”, con Carla’s Dreams, è stato il primo vero salto nelle classifiche, mentre “Bate, vântule” ha consolidato la sua presenza anche in Romania.
Nel frattempo, i tour si sono allargati: Moldova, Romania, poi Londra, poi l’Europa intera.
Sul palco ha sviluppato un modo tutto suo di stare con il pubblico, distribuendo cuffie, creando piccoli rituali di ascolto condiviso, trasformando i concerti in spazi emotivi più che in semplici performance.
Quando nel gennaio 2026 si è presentato alla Selecția Națională con “Viva, Moldova!”, la sensazione era che stesse arrivando al momento giusto e infatti la vittoria è stata schiacciante, ottenendo il massimo dei voti da giuria nazionale, internazionale e televoto.
Sul palco, con lui, c’è Aliona Moon, voce simbolica della storia eurovisiva moldava.
E da lì il brano ha continuato a evolversi. nuove versioni, nuovi versi in inglese, un pre-ritornello arricchito, perfino un violino in alcune esibizioni live.
Satoshi non considera mai una canzone un oggetto finito: per lui è un organismo vivo, che cresce mentre lo porta in giro.
“Viva, Moldova!” è un ritratto affettuoso e disincantato di un Paese che spesso si sente ai margini, ma che ha una cultura ricchissima.
Dentro ci sono la doina e la hora, la zeamă, i compositori Doga e Vieru, il “dor” che i moldavi portano nel petto, e perfino i suoni degli annunci aeroportuali di Chișinău nei primi sette secondi del brano.
È un mosaico linguistico che passa dal romeno all’inglese, dallo spagnolo all’italiano, con riferimenti che vanno da Soroca a Palma de Mallorca.
È un modo per dire che la Moldova è piccola, ma parla tante lingue, e vuole essere ascoltata.
Il successo del brano non è solo nazionale. Nei sondaggi dei fan europei è già tra i più amati, molti lo considerano un pezzo destinato a esplodere sui social, e chi ha visto le prove live racconta di un artista concentrato, determinato a trasformare quei tre minuti in un racconto più che in uno show.
Satoshi ha sempre detto che per lui la musica è memoria, e Vienna gli offre l’occasione di trasformare quella memoria in un gesto collettivo.
La Moldova torna all’Eurovision dopo un anno di assenza, e lo fa con un artista che incarna perfettamente la sua nuova generazione, radicata ma curiosa, nostalgica ma proiettata in avanti, capace di parlare al mondo senza perdere la propria voce.
Che Vienna lo accolga come rivelazione o come sorpresa inattesa, poco importa: Satoshi ha già fatto la cosa più difficile, cioè trasformare la sua complessità in qualcosa di riconoscibile, di vero, di condivisibile. E quando salirà sul palco della Wiener Stadthalle, porterà un Paese intero che, per una volta, si sente visto.
