SloMo

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Interprete: Chanel
Autori: Leroy Sánchez, Keith Harris, Ibere Fortes, Maggie Szabos e Arjen Thone (musica e testo)

Città/paese organizzatore: Torino (Italia) – 2022
Paese vincitore: Ucraina

Top 5

  1. Ucraina – Kalush Orchestra – Stefania631 punti
  2. Regno Unito – Sam Ryder – Space Man466 punti
  3. Spagna – Chanel – SloMo459 punti
  4.  Svezia – Cornelia Jakobs – Hold me closer438 punti
  5.  Serbia – Konstrakta – In corpore sano – 312 punti

Quando SloMo esplode sul palco dell’Eurovision a Torino, non sembra solo l’inizio di una canzone che prende forms, ma l’avvento di un’emozione.
È un corpo che parla e diventa linguaggio, una coreografia che si tramuta in chiara dichiarazione di intenti, grazie a un’artista che si prende lo spazio e impone la sua presenza.
Con Chanel Terrero, la Spagna rompe un’abitudine recente fatta di nostalgia e prudenza che l’ha tenuta ancorata, tranne in rare occasioni, nella parte passa della classifica e lontana dai dibattiti “in positivo”.
Arriva invece uno spartiacque, qualcosa di netto, lucido, contemporaneo.

Il successo del brano non è frutto del caso. SloMo è costruita con una precisione quasi chirurgica, tra ritmo incalzante, produzione internazionale, hook immediati e un uso del corpo che non accompagna la musica, ma la guida.
Una macchina pop ben calibrata, guidata da una Chanel padrona del palco che non canta nonostante la coreografia, lei incarna la canzone attraverso la sua performance che spesso ha portato a dire che lei fosse più forte del brano stesso, una performance che fa cantare il brano attraverso di essa, che mantiene la sua forza anche senza musica.

È questo, più di tutto, a farla emergere. La performance non è mai schiacciata dallo sforzo fisico e, anzi, lo trasforma in parte del messaggio inglobandolo in un dettaglio tecnico che non si fa evidente.

E i risultati si sono visti.

Dal trionfo al Benidorm Fest alla consacrazione europea, SloMo ha riportato la Spagna al centro del discorso pop continentale legato alla competizione.
Non solo per il piazzamento ottimo che è stato raggiunto, ma per l’immaginario culturale che ha proposto.
Un immaginario femminile, potente, sensuale senza compiacere, tecnicamente impeccabile senza risultare freddo.
Chanel diventa da questo momento un riferimento, più che una semplice interprete di successo.

Accanto all’entusiasmo, però, è nata presto una discussione più identitaria che musicale, che ha macchiato il percorso in attesa del debutto torinese.
Dopo la vittoria al Benidorm, una parte del pubblico spagnolo ha iniziato a sindacare sulla nazionalità cubana di Chanel, sicuramente qualcuno lo ha fatto mostrando una curiosità sincera, ma molti hanno avvelenato il dibattito con un sottotesto sospettoso. Quanto fosse “autentica” quella componente, quanto fosse centrale nella sua proposta, se fosse “giusto” che una cantante non iberica rappresentasse la Spagna in un contesto così simbolico. Domande che, a ben vedere, raccontano più di chi le pone che non di Chanel stessa, oltre al fatto che è bastato poco per farli fugare con buona pace del razzismo nascosto male da cui sono nati.

Chanel è nata a Cuba, sì, ma è cresciuta artisticamente e professionalmente in Spagna, dove ha costruito la sua carriera tra musical, danza e televisione.
Non tener conto della grande professionalità che anticipava la sua esibizione, e ridurre la sua identità a un luogo di nascita, è ignorare come funzionano oggi le appartenenze culturali che sono sempre più stratificate, mobili e complesse.
Inoltre, SloMo non vuole essere un manifesto etnico né un’esotizzazione da cartolina, quindi il dibattito su sfondava su argomentazioni sterili.
È un pop internazionale, figlio di un linguaggio globale che vive di contaminazioni e di corpi in movimento che valicano idealmente anche i confini più rigidi.

E forse uno dei punti più interessanti è proprio questo.
Chanel non “spiega” le sue origini, non le usa come leva promozionale, non le mette in vetrina per legittimarsi.
Le integra, le normalizza, le lascia fluire dentro un’identità artistica che non ha bisogno di essere giustificata.
Paradossalmente, le perplessità iniziali hanno finito per evidenziare il valore del progetto e hanno mostrato quanto SloMo abbia toccato nervi ancora scoperti nel modo in cui il pop europeo pensa debba essere la sua rappresentazione.

A distanza di 4 anni, il brano resta uno dei momenti più memorabili dell’Eurovision recente, non solo per l’energia o l’impatto visivo, ma per la sua capacità di spostare il discorso.

SloMo non è stato un episodio isolato, un fulmine senza tuono, ma è stata una dimostrazione che la Spagna può parlare il linguaggio del pop internazionale senza perdere credibilità, e che un’artista può incarnare e appartenere a più mondi senza dover compiere una scelta limitante.

Chanel, con la sua precisione quasi atletica e la sua presenza magnetica, ha trasformato una canzone in una presa di posizione silenziosa ma potentissima.
Ed è forse proprio questo il motivo per cui il brano risuona ancora in molte playlist, sancendone un successo più duraturo. Ha mostrato che, quando il talento è reale e il progetto è solido, le etichette diventano superflue e i dubbi più superficiali smettono semplicemente di essere al centro del discorso.

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