Veronica Fusaro

Veronica Fusaro è una delle voci più riconoscibili della musica svizzera.
Nata a Thun il 23 aprile 1997, figlia di un padre italiano originario di Acri e di una madre svizzera, porta dentro di sé un doppio bagaglio culturale che riaffiora spesso nella sua musica, con l’intensità emotiva mediterranea mescolata alla precisione elvetica.
Da bambina attraversava l’Italia in macchina ascoltando Vasco Rossi, tanto che ancora oggi Sally le smuove qualcosa, ma è nella quiete del lago di Thun che ha iniziato a creare il suo mondo sonoro, registrando bozze di canzoni nella sua stanza con un microfono economico e un’ostinazione che sorprendeva chiunque la incontrasse.
Prima ancora di pubblicare il suo primo singolo passava ore a studiare da autodidatta tecniche di produzione, analizzando le tracce dei suoi artisti preferiti per capire come fossero costruite. Una cura maniacale per i dettagli che non l’ha mai abbandonata.

Il primo incontro con il grande pubblico arriva quando partecipa a The Voice of Switzerland. Interpreta A Night Like This di Caro Emerald, convince Stefanie Heinzmann a girarsi e arriva fino ai Knockout, dove viene eliminata. Una sconfitta apparente che però le apre una strada senza scorciatoie televisive, ma lastricata di lavoro, scrittura e un ritorno ostinato al suo seminterrato.
Due anni dopo, nel 2016, vince il premio Demo of the Year della Demotape Clinic e SRF 3 la nomina Best Talent di maggio. È il primo vero segnale che la sua musica sta iniziando a circolare.
Da lì arrivano gli EP Lost in Thought, Ice Cold e Sunkissed, un percorso che la porta a esibirsi agli Swiss Music Awards, alle Olimpiadi invernali di PyeongChang, al The Great Escape di Brighton e persino alla residenza dell’ambasciatore svizzero a Singapore. Nel frattempo Rollercoaster, nel 2019, entra in rotazione nelle principali radio svizzere e la spinge fuori dai confini nazionali.

La sua crescita dal vivo è impressionante grazie a più di cinquecento concerti tra Svizzera, Europa e oltre, palchi come il Montreux Jazz Festival, il Gurtenfestival, l’Eurosonic, il Blue Balls, il Moon & Stars, il Baloise Session e soprattutto Glastonbury.
Mark Knopfler la sceglie personalmente come artista di supporto all’Anfiteatro di Nîmes, Passenger la porta con sé in tour, e lei continua a fare soundcheck da sola perché nessuno, secondo lei, può interpretare meglio la sua visione sonora.
Nonostante tutto, considera ancora il concerto al Cafe Bar Mokka di Thun come uno dei momenti più sacri della sua carriera.
Ed è rimasta così: radicata, concreta, allergica agli eccessi.

Nel 2023 pubblica il suo primo album, All the Colors of the Sky, che debutta al quinto posto in classifica e le vale il Premio musicale della città di Thun.
L’anno si chiude con un sold-out al Kaufleuten di Zurigo.
Fino a Looking for Connection, il disco pubblicato a fine 2025, che racconta il bisogno di autenticità in un mondo iperstimolato, tra burnout, tentazioni digitali e desiderio di contatto reale.
Ed è qui che troviamo Alice.
Inizialmente quinto singolo dell’album, poi rielaborata in una versione più decisa e raffinata per l’Eurovision.
Non è un brano scritto per la gara, quindi, ma una parte del suo percorso, che proprio per questo acquisisce forza è credibilità.

Alice è una canzone scomoda, che all’inizio sembra un valzer e poi intensifica fino ad amplificare la tensione.
Racconta la storia di una donna i cui confini vengono oltrepassati sotto la maschera dell’affetto.
Alice non parla mai, la sua voce è assente, cancellata, e la narrazione è affidata a chi la osserva, la studia, la controlla.
È un racconto di violenza psicologica, manipolazione e abuso di potere, un modo per mostrare come l’annullamento possa avvenire senza urla né schiaffi, ma attraverso red flags che spesso passano inosservate.
Veronica ha raccontato che la base per questo brano le è venuta in mente quando ha realizzato quanto sia facile togliere la voce a qualcuno.
In un’altra occasione ha ricordato un viaggio in treno verso Zurigo, in cui ha osservato una ragazza immersa nella lettura, mai incontrata davvero, ma rimasta nella sua mente come un’immagine sospesa.
Ed ecco il nucleo emotivo del pezzo.

La produzione è firmata da Charlie McClean, che ha potuto lavorare con Diana Ross e Icona Pop, mentre la regia dello staging a Vienna è affidata a Fredrik “Benke” Rydman, lo stesso che ha firmato le vittorie di Måns Zelmerlöw e Nemo.

Veronica lo sa che all’Eurovision non ci sono i tempi dilatati dei suoi concerti da un’ora e mezza e che tutto si gioca in tre minuti, quindi ogni secondo pesa.

Ma prima di essere scelta per correre a Vienna, il suo percorso verso l’eurovision non è stato lineare.
Ha provato a candidarsi per rappresentare la Svizzera già nel 2017 e poi nel 2025, quando è giunta nel lotto finale con Slot Machine.
Quest’anno aveva presentato anche Can You Take The Heat? e Gold Rush, entrambe presenti nel nuovo album, ma la scelta è ricaduta su Alice, selezionata tra 493 proposte attraverso un processo che ha dato pari peso al voto internazionale del pubblico e alla giuria di esperti.
La Svizzera arriva alla competizione con un’autostima ritrovata dato che dal 2019 è sempre in finale e nel 2024 ha vinto con Nemo.
Le aspettative sono quindi alte, ma Veronica non sembra viverle come un peso.
Per lei Vienna è una tappa in più, importante, lungo un cammino iniziato in una cantina di Thun e diventato, passo dopo passo, un’identità artistica solida.

E così, quando salirà sul palco della Wiener Stadthalle il 14 maggio, porterà con sé la bambina che scriveva canzoni in sesta elementare, l’adolescente che smontava tracce per capire come funzionavano, la ragazza che faceva soundcheck da sola, la cantautrice che ha trasformato la vulnerabilità in forza. Ma anche un taccuino consumato, una voce calda e riconoscibile, una storia fatta di ostinazione e cura.
E soprattutto porterà Alice, una canzone con cui saprà lasciare il segno.
In fondo il suo modo di stare al mondo è sempre stato raccontare ciò che spesso non si vede, dare voce a chi non ce l’ha, trasformare un’emozione in suono.

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