
Interprete: JJ
Autori: Johannes Pietsch, Teodora Špirić, Thomas Thurner e Zoltán Pad (Testo e musica)
Città/paese organizzatore: Basilea (Svizzera) – 2025
Paese vincitore: Austria
Top 5
1. Austria – JJ – Wasted love – 436 punti
2. Israele – Yuval Raphael – New Day Will Rise – 357 punti
3. Estonia – Tommy Cash – Espresso macchiato – 356 punti
4. Svezia – KAJ – Bara bada bastu – 321 punti
5. Italia – Lucio Corsi – Volevo essere un duro – 256 punti
Quando Wasted Love ha risuonato nella St. Jakobshalle di Basilea, era chiaro che qualcosa stesse accadendo: non solo una performance impeccabile, ma un momento destinato a sedimentarsi nella memoria collettiva.
La voce di JJ, fragile e potentissima allo stesso tempo, sembrava respirare insieme al pubblico, come se ogni nota fosse un frammento di verità condivisa. In quel crescendo che si apriva dalla malinconia iniziale fino all’esplosione techno nel finale, c’era la storia di un ragazzo che un dolore privato in un inno universale.
Johannes Pietsch non è arrivato a quel palco per caso.
La sua identità musicale è un mosaico di luoghi e influenze.
Dagli anni trascorsi a Dubai, alle serate di karaoke con la famiglia, dalla madre che ascoltava Whitney Houston e Celine Dion, al padre che lo avvicinava a Bach e Mozart.
Quando nel 2016 è tornato in Austria, ha portato con sé le lingue che parlava, le culture che abitava, e soprattutto una voce rarissima, quella di un controtenore capace di salire con naturalezza nel registro dei soprani. Una voce che aveva già trovato spazio nel coro alla Wiener Staatsoper e che, prima ancora dell’Eurovision, aveva stupito i giudici di The Voice UK e il pubblico di Starmania.
Wasted Love è nata quando JJ si è trovato a fare i conti con un amore non ricambiato. Ha descritto quella sensazione come il galleggiare su una barchetta di carta in mezzo al mare, fragile e destinata a disfarsi, ma comunque bellissima nella sua devozione ingenua.
È stato questo sentimento, così personale, a spingerlo a scrivere alla sua amica Teya: “Vieni a Berlino, scriviamo qualcosa su questo”.
In dodici ore la canzone era finita, con quella linea vocale registrata quasi per caso, di notte, che sarebbe rimasta nel brano definitivo proprio per la sua imperfezione emotiva.
Quando l’ORF ha scelto JJ come rappresentante austriaco, il brano non era ancora stato pubblicato e la curiosità è stata più che soddisfatta.
Wasted Love era qualcosa di diverso. Un’opera pop che univa lirica, ballata e techno in meno di tre minuti. Una struttura audace che molti critici hanno accolto come un segnale di rinnovamento per l’Eurovision.
La messa in scena a Basilea è stata un capitolo a parte. JJ ha voluto ridurre tutto all’essenziale, convinto che troppi effetti avrebbero indebolito il messaggio.
Così è nato quel mondo in bianco e nero, ispirato al film The Lighthouse, con una barca di legno, un vento che lo spingeva di lato, e un faro che compariva alla fine come promessa di speranza.
Il denim nero evocava un oceano tempestoso, e la telecamera seguiva JJ come se fosse il protagonista di un film intimo e inquieto.
Durante le prove, l’emozione lo ha travolto ed è stato il vocal coach a ricordargli che la forza del brano non stava nella perfezione, ma nella sincerità.
Con 436 punti totali, JJ è diventato il primo vincitore solista nato negli anni Duemila, il primo con origini del sud-est asiatico, e il terzo artista queer consecutivo a trionfare all’Eurovision.
Quando ha sollevato il trofeo, ha detto solo: “L’amore è la forza più potente del mondo”.
In un’edizione segnata da tensioni politiche e proteste, quelle parole hanno assunto un peso ancora più grande.
Il successo è stato immediato e il mashup con Conchita Wurst, che lui definisce la sua “madre artistica”, ha vinto premi e commosso i fan.
Dietro le quinte, però, c’era anche la vita di un ragazzo di ventiquattro anni: la routine vocale sotto la doccia, le lacrime dopo la semifinale, la gang dei “Beauty Blenders” che lo seguiva ovunque, il fidanzato che lo aspettava in arena insieme alla sua famiglia, la nonna a cui voleva dedicare una vetrinetta per il trofeo.
E c’era anche un epilogo inaspettato: la persona che aveva ispirato Wasted Love lo ha contattato dopo la vittoria, scusandosi e ringraziandolo. JJ ha detto che è stato come una terapia.
Guardando tutto questo insieme, è chiaro che Wasted Love non è solo una canzone vincitrice.
È un ponte tra mondi.
Tra l’opera viennese e la techno berlinese, tra le radici filippine e la tradizione austriaca, tra la vulnerabilità privata e la celebrazione pubblica.
È la storia di un ragazzo che ha trasformato un dolore personale in un’esperienza collettiva, e che ha riportato l’Eurovision a Vienna undici anni dopo Conchita, chiudendo un cerchio iniziato quando, da bambino, guardava quella vittoria in TV.
Wasted Love non è nata per vincere.
È nata per essere vera.
E la verità, quella sera, ha vinto tutto.
